14.30 - “Prima del primo settembre del 2004 non ho mai saputo che Denise fosse figlia di mio padre”. “Ho saputo in commissariato, da mia madre, l’11 settembre 2004, che Piera aveva avuto una bambina. Mio padre, lo stesso giorno, sempre in commissariato, mi disse che Denise era sua figlia”. Nel ’99 ho telefonato a Piera Maggio per dirle di stare lontana da mio padre . Un padre di una mia compagna di scuola delle medie mi ha detto di aver visto mio padre con una signora in auto. A quel punto chiesi a mio padre se aveva una relazione con qualcuno e mio padre mi disse di no”. Sono queste le parole che Jessica Pulizzi ha dichiarato al pubblico ministero, durante la trentesima udienza del processo per il sequestro di Denise Pipitone, ancora in corso al Palazzo di Giustizia di Marsala, dove l’imputata è arrivata stamattina, accompagnata da uno dei suoi legali, Fabrizio Torre. Come annunciato dai difensori, la Pulizzi ha rinunciato alla facoltà di non rispondere e si è fatta interrogare, ma finora ha negato qualsiasi coinvolgimento nel caso, affermando di aver saputo che Denise fosse sua sorella solo dopo la scomparsa della piccola, quando convocata in commissariato per essere interrogata lo aveva scoperto da un’assistente sociale.

L’imputata poi chiarisce i suoi rapporti con la madre di Denise, Piera Maggio, affermando di non provare particolare simpatia per la donna che secondo la Pulizzi era troppo in confidenza con il padre e ha confessato di averle tagliato le gomme dell’auto insieme a sua sorella Alice e Ghaleb, il fidanzato dell’epoca, qualche mese prima del sequestro di Denise. La Signora Maggio, presente in aula spera ancora di poter ritrovare viva la sua bambina ed assolutamente convinta della responsabilità di Jessica. In aula, ad ascoltare la figlia, anche Pietro Pulizzi, il papà di Jessica e della piccola Denise, e Anna Corona, madre dell’imputata, indagata di reato connesso in un secondo filone d’indagine di cui la Procura ha chiesto l’archiviazione.

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