Lo spesometro è una comunicazione che ogni titolare di partita Iva deve fare all’Agenzia delle Entrate entro una determinata scadenza. Si tratta della comunicazione trimestrale delle fatture emesse e ricevute, sopra una determinata soglia (per ora stabilita sopra i 3600 euro, ma la modalità è in continuo cambiamento).

Lo spesometro serve per verificare che gli acquisti e i guadagni siano in linea con la dichiarazione dei redditi, limitare le frodi e l’emissione di fatture false. Con l’introduzione della fatturazione elettronica, lo Spesometro ha subito un ravvedimento normativo rispetto a quello del 2018.

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Spesometro 2020

Attualmente l’invio delle fatture deve essere fatto via web attraverso il portale Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate o con appositi software gestionali di solito in dotazione dal nostro commercialista. Gli invii possono essere fatti ogni 3 mesi o ogni 6 a seconda delle casistiche, la scelta di poter fare due invii invece che 4 è una delle novità introdotte dal provvedimento “Spesometro light 2018” (Provvedimento n. 29190/2018).

Le scadenze per l’invio semestrale sono dunque fissate al 30 settembre e 28 febbraio dell’anno successivo, mentre per quello trimestrale le date sono 12 giugno per il primo trimestre;18 settembre per il secondo trimestre; 30 novembre per il terzo trimestre; 28 febbraio successivo per il quarto trimestre.

Se non si rispettano queste scadenze sono previste sanzioni piuttosto salate che vanno fino a 100 euro a trimestre. Per esempio, in caso di dati scorretti, la multa può variare da 2 euro a fattura fino ai 1000 euro suddetti. In caso di comunicazione tardiva, da 1 euro a fattura fino a 500 euro a trimestre.

Ravvedimento

Per ravvedimento si intende la nuova possibilità di rimediare agli errori di trasmissione dei dati o di eventuali ritardi. In questo caso si parla di “ravvedimento operoso” che prevede il versamento di sanzioni in percentuali minori rispetto a quelle normali. Questo può avvenire solo grazie ad una tempestiva comunicazione dell’errore.

Si tratta infatti di rimediare allo sbaglio entro certe scadenze.
Per esempio, se si le fatture da inviare entro il 30 settembre sono con dati sbagliati, il titolare deve versare la sanzione ridotta entro i 90 giorni dalla scadenza. Mettiamo che su 180 fatture sbagliate, con la sanzione minima di 2 euro a fattura, debba versare 360 euro, ma in questo caso potrà usufruire della sanzione ridotta di 1/9, pagando alla fine solo 40 euro.

Codice tributo

Le sanzioni vanno versate con modello F24 e relativo codice tributo. Il calcolo verrà fatto dal commercialista che vi dirà esattamente che cifra versare, ma a spanne i costi sono questi:

  • entro 90 giorni dalla scadenza: 20 euro di multa nei primi 15 giorni, 40 euro nei successivi
  • entro la dichiarazione annuale (anno corrente): 22,50 entro i primi 15 giorni, 45 nei successivi
  • entro la dichiarazione annuale (anno successivo): 25,71 euro primi 15 giorni, 51,43 nei successivi
  • oltre la scadenza della dichiarazione annuale: 30 euro minimo, massimo 60
  • dopo la constatazione della violazione e fino alla notifica: 36 euro sanzione base, 72 euro massima.
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