Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è un piano approvato nel 2021 per rispondere alla pandemia del Covid-19, per sviluppare piani sostenibili e digitali. Tra questi, nel 2022, ve ne è uno anche per il ripopolamento dei borghi. Ma che cosa prevede?
I fondi e i bandi
Nel 2022 sono previste 420 milioni di euro, per ripopolare circa 250 borghi italiani, di cui 21 individuati dalle Province autonome ed altri 229 segnalati dai comuni entro il 15 di marzo. In tutto, sono state 1800 le domande presentate ai Comuni entro marzo.
Questi bandi, erano divisi per le “missioni”, ed alcuni erano indirizzati alla digitalizzazione, la cultura ed il turismo, e venivano proposti progetti come il restauro e la valorizzazione di parchi e giardini storici, interventi per ridurre i consumi energetici di teatri e cinema, acquisizioni digitali per il patrimonio culturale e processi di internazionalizzazione e di transizione digitale ed ecologica delle piccole e medie imprese.
Altri bandi, invece, riguardavano:
- la transizione ecologica, con ammodernamenti e realizzazioni di nuovi impianti per il miglioramento della raccolta, della logistica e del riciclo dei rifiuti di diverso tipo;
- l’istruzione e la ricerca, al fine di finanziare la creazione e il rafforzamento di “ecosistemi dell’innovazione per la sostenibilità”, oppure promuovere i partenariati ad università, a centri di ricerca e ad imprese;
- l’inclusione e la coesione, volti a finanziare la sanità locale con farmacie rurali ed altre infrastrutture.
Come contribuire a ripopolare i borghi
Incentivi e bandi come quelli appena descritti, sono sicuramente importanti per il ripopolamento di alcuni borghi, ma come si può promuovere? Sicuramente, la cosa migliore è andare a vivere in tali borghi. Già dal 2019, c’erano iniziative in questo senso, e si possono trovare online diverse storie al riguardo. Ad esempio, una famiglia torinese si era trasferita ad Ostana, un paese delle malghe, in cui negli anni Ottanta erano rimasti cinque abitanti, e si cercavano dei gestori per i rifugi. Dopo un po’ di tempo, gli abitanti di tale paese diventarono più di ottanta, grazie a progetti pubblici e privati. Si può prendere ad esempio anche la storia di un gruppo di ragazzi che nel 2016 hanno rimesso in funzione un antico mulino abbandonato da decenni, in un comune della provincia di Alessandria, ed anche se il suo uso è limitato, è sicuramente un esempio di come far ripartire le attività in un borgo.
Sicuramente, vivere in un borgo è senz’altro più sano che vivere in città, se si pensa all’inquinamento, ed importante, per il lavoro in questi borghi, è lo smart working. Durante la pandemia, in molti hanno dovuto lavorare tramite internet, ed il riuscire a lavorare da casa, permette anche a chi vive in un piccolo centro di svolgere la propria attività senza grandi movimenti.
Ci sono anche case di borghi in cui le case sono state acquistate a basse cifre (alcune anche ad un euro) e l’acquirente di tali abitazioni si impegna, in seguito, a ristrutturare l’immobile entro tre anni.
