Uno spiacevole incidente è avvenuto nella giornata di campagna elettorale di Pontassieve, che vedeva la partecipazione del leader della Lega Matteo Salvini come sostenitore del candidato alle regionali. Una donna improvvisamente gli si è avvicinata e gli ha strappato la collana con il rosario e la camicia. Non ci sono state gravi conseguenza per il leader della Lega, la donna è stata immediatamente allontanata e ora su di lei indaga la Digos.
L’aggressione a Salvini
Il leader della Lega Matteo Salvini ha di certo trascorso un brutto quarto d’ora quando, durante la visita a Pontassieve, è stato aggredito da una donna. Fortunatamente l’incidente non ha avuto nessuna conseguenza. Al leader del carroccio è stata solamente strappata la catenina del rosario e un lembo di camicia. Nulla di grave, ma di certo un gesto per nulla corretto nei suoi confronti.
Ad aggredirlo è stata una donna trentenne di origine congolese che lavora per il servizio civile a Pontassieve, in provincia di Firenze. La donna è impegnata nel servizio civile e partecipa attivamente alla vita della comunità sostenendo il progetto “La scuola, l’ambiente e la comunicazione istituzionale”.
La giovane è completamente incensurata e a detta di tutti è perfettamente coinvolta nelle attività del Comune e ha sempre collaborato in maniera attiva ed efficiente. Non è mai accaduto un fatto simile che la riguardasse prima di ora. La ragazza, nello strappare catenina e camicia a Savini, ha anche gridato “Io ti maledico”, al leader dell’opposizione. Un episodio spiacevole su cui si sta indagando, ma che forse merita qualche spiegazione in più dei semplici fatti.

La cultura dell’odio
Che il gesto della giovane sia da condannare, questo è un fatto certo. Un’aggressione va sempre e comunque condannata e non deve avvenire, qualunque sia la motivazione che la provoca. Senza dubbio il fatto che una donna giovane, istruita, incensurata e perfettamente integrata nella società e che lavora in un ente pubblico che ha come scopo l’integrazione, deve far riflettere.
Bisognerebbe soffermarsi sulle motivazioni profonde e forse sul disagio e la disperazione che questo clima di odio sociale e di divisione che si sta creando. Le parole sono molto forti, il loro potere è immenso e purtroppo, se usate a sproposito, fanno danni irreparabili. Sarebbe necessario che i toni si abbassassero e che la politica tornasse ad avere avversari e non nemici.
Ritenere alcune minoranze un problema e non gestire davvero la situazione nel profondo trovando soluzioni e non indicando solo problemi, ammesso che lo siano, provoca reazioni di questo tipo. L’odio sociale e le divisioni non possono che avere un epilogo negativo che porta anche il migliore degli uomini a compiere azioni sbagliate. Azioni che devono senza dubbio essere punite, ma che forse non andrebbero provocate.
