Sono partiti completamente in sordina i controlli automatici sui conti correnti. È dall’inizio di gennaio che, senza clamore, sono iniziati i controlli a tappeto sui conti correnti di tutti coloro che usufruiscono dell’ISEE (Indicatore di Situazione Economica). In questo modo sará possibile scovare eventuali evasori fiscali che hanno dichiarato il falso.

Verifica sui conti correnti per l’Isee

Questa verifica è scattata proprio a fronte del piano antievasione messo in atto dal governo. Questo piano ha come scopo quello di incrociare i dati per riuscire a scovare coloro che ingannano il sistema evadendo le tasse. Chi fa domanda per l’ISEE deve autodichiarare il proprio patrimonio per poter usufruire di alcune prestazioni sociali. In queste prestazioni rientrano ad esempio, il reddito di cittadinanza, la mensa scolastica o ancora il bonus bebè.

Per avere queste agevolazioni fiscali è necessario presentare da domanda in cui sia certificato il proprio reddito per dimostrare di aver effettivamente necessità usufruire di questi servizi a tasso agevolato o gratuitamente. Tuttavia non è raro che alcuni non dichiarino in modo corretto il loro patrimonio e che, quindi, usufruiscano gratuitamente di servizi che invece potrebbero sostenere a proprie spese.

Come verranno effettuati i controlli

Sarà l’Agenzia delle Entrate che avrà il compito di incrociare i dati con l’Anagrafe per smascherare tutte le non conformità presenti.Fino a questo momento l’incrocio dei dati era stato fatto semplicemente verificando che il conto corrente dichiarato corrispondesse a quello presente in archivio.

Da questo 2020 però, si andranno a verificare effettivamente anche le cifre per avere un dato più corretto.È importante che tutti i dati fatti pervenire siano corretti, al fine di evitare di risultare evasori e di dover pagare la multa. È importante aggiornare le informazioni relative al proprio saldo e alla giacenza dei rapporti posseduti, al fine di comunicarla in modo corretto agli organi competenti.

Se per caso dai controlli incrociati e quindi dalla verifica emergerà un valore non coerente fra quello dichiarato e quello effettivo, questa anomalia verrà segnalata nell’Isee. In questi casi il richiedente può seguire tre vie. Può richiedere comunque l’Isee, ma fornendo anche tutta la documentazione integrativa che motiva l’incongruenza dimostrando di non voler effettivamente evadere. Oppure può presentare nuovamente una Dsu contenente la rettifica. Infine può informarsi presso il Caf e richiedere a quest’ultimo l’emissione della rettifica, qualora fosse il responsabile dell’errore.

Inoltre da questo 2020, l’anno di riferimento per il patrimonio immobiliare, sarà quello di due anni prima e non solamente quello dell’anno precedente. Quest’anno saranno dunque necessari tutti i dati risalenti al 2018. In questo modo si spera che tutti gli evasori che tolgono possibilità e fondi a chi ne ha davvero necessità, possano essere scoperti e puniti. Non è un compito facile, ma queste procedure sembrano garantire una maggiore accuratezza. L’incrocio informatico dei dati sembra in grado di restituire un dato più attendibile.

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