Il risultato delle elezioni in Giappone sembra aprire nuovi scenari per il Paese del Sol Levante nella regione del Pacifico. La vittoria del partito conservatore, i liberaldemocratici dell’LDP, e del leader Shinzo Abe dovrebbe sbloccare la situazione di stallo che ormai da qualche mese caratterizza i rapporti tra Tokyo e Pechino rispetto alla questione delle isole Senkaku.

È ancora presto per dire cosa potrebbe accadere nei prossimi mesi, ma alcuni elementi del puzzle lasciano intuire abbastanza chiaramente quale futuro attende l’area del Pacifico. Sempre più crocevia dell’attualità geopolitica, la zona è ormai al centro di tensioni latenti che potrebbero scatenarsi nel breve e medio periodo con effetti dirompenti non solo nella regione asiatica.

La vittoria del Partito Liberaldemocratico guidato da Shinzo Abe era data quasi per certa dopo una campagna elettorale giocata sui temi di politica estera regionale e sulla questione del nucleare nel post-Fukushima. Con un programma fortemente conservatore e nazionalista, Abe ha sconfitto nettamente il premier uscente Noda Yoshihiko, leader del partito democratico (Dpj), reo di non aver saputo gestire le spinte schizofreniche interne al suo partito sui temi di politica estera e la crisi successiva al disastro di Fukushima. Noda, inoltre, si è presentato al giudizio dell’elettorato con un programma piuttosto pragmatico, ma dai toni moderati e vicino a posizioni centriste. Non certo una tattica vincente in un momento di forti tensioni con la Cina e in tutta la regione del Pacifico. Dall’altra parte Shinzo Abe ha invece saputo raccogliere intorno alla sua candidatura il sostegno di una popolazione che si sente minacciata dal potente vicino e che con questo voto ha chiesto chiaramente alla leadership di fronteggiare con maggiore decisione l’avanzata del dragone cinese nella regione. Il risultato delle ultime elezioni dimostra inoltre come sia ormai sempre più diffuso il timore di una possibile egemonia cinese nella regione e le conseguenze che questa potrebbe avere per il Giappone. Altro elemento, questo, che condizionerà la politica estera della neoeletta leadership nel prossimo futuro. Non bisogna dimenticare inoltre che, nonostante gli ingenti scambi economici, restano latenti tra i due Paesi una rivalità e un odio che difficilmente andranno ad estinguersi.

Shinzo Abe, sostenuto da quel Partito Liberaldemocratico che ha guidato il Giappone per un cinquantennio, potrebbe però aver esacerbato i toni in campagna elettorale per sbaragliare Noda e i democratici. L’impressione è che al momento il Giappone si trovi in una situazione abbastanza delicata nell’area. Da una parte, come detto, è aperta con la Cina la disputa per le isole Senkaku. Dall’altra, non bisogna dimenticare che Tokyo ha aperto con la Corea del Sud un contenzioso per le isole Takeshima. Rivedere repentinamente la postura geopolitica nella regione potrebbe avere un effetto realmente dirompente su entrambi i fronti e portare il Giappone in una situazione di tensioni capaci di trasformarsi in veri e propri scontri. Più facilmente, Abe cercherà un compromesso con entrambe le parti. Il leader giapponese potrebbe decidere di intraprendere comunque la strada della revisione dell’articolo 9 o in alternativa la nuova denominazione delle Forze Armate per non scontentare gli alleati che lo hanno sostenuto in questa campagna elettorale, rivedendo solo in parte le relazioni con i vicini. La situazione di stallo tra il governo di Tokyo e quello di Pechino potrebbe risolversi proprio con l’arrivo di Abe alla guida del governo. L’esecutivo cinese potrebbe aver atteso infatti il risultato delle elezioni per discutere con il nuovo governo accordi sullo status giuridico delle isole, avendo quindi il tempo necessario per intavolare trattative diplomatiche che saranno lunghe quanto delicate. La Cina è infatti seriamente preoccupata dal possibile riarmo giapponese, che potrebbe voler dire corsa al riarmo per l’intera regione, e ancor più dal ruolo che Tokyo potrebbe interpretare una volta rivisto l’articolo 9 della Costituzione. Resta da verificare se e come cambieranno i rapporti tra il Giappone e quegli Stati Uniti che sono il principale alleato del paese del Sol Levante nella regione.
La ridefinizione della postura strategica statunitense nel quadrante asiatico potrebbe essere la definitiva chiave di volta per comprendere il futuro geopolitico dell’area e l’ormai prossima visita del nuovo premier giapponese alla Casa Bianca, un indicatore fondamentale per delineare la mappa degli schieramenti in caso di confronto militare nei mari del Pacifico.