Nella campagna elettorale forse meno seria e più tragicomica della storia, non poteva mancare a 20 giorni dalle elezioni, uno scandalo su qualche irregolarità fiscale in cui sono coinvolti i candidati.

Ad alzare il polverone è stata la trasmissione di Mediaset Le Iene, che questa volta ha messo nel mirino il partito a cui fa capo il candidato Luigi Di Maio, il Movimento 5 Stelle.

Secondo le indagini svolte dalla trasmissione ci sarebbero state delle irregolarità di tipo fiscale che coinvolgerebbero alcuni candidati del Movimento.

Da quanto è emerso pare che alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle non abbiano versato i giusti contributi del loro stipendio nel fondo gestito dal Ministero dell’Economia di micro credito che ammonterebbe a 20 milioni di euro in totale, in cui sono venuti a mancare circa 1,4 milioni di euro.

L’inchiesta delle Iene partita nei giorni scorsi aveva messo  nell’occhio del ciclone due parlamentari del Movimento, Andrea Cecconi e Carlo Martelli, pare avessero emesso i bonifici alle banche per poter ottenere una ricevuta da pubblicare che attestasse la loro onestà e buona fede, salvo poi annullare nelle ore successive tale bonifico per rientrare in possesso dei propri soldi.

Di Maio, dopo aver appreso la notizia, dal canto suo ha ammesso che ci sono state delle irregolarità nella gestione fiscale del movimento e i due parlamentari in questione sono stati sospesi immediatamente dal Movimento, ma pare che i problemi siano decisamente più estesi di così e che le truffe non si limitassero solo a loro due.

I problemi emersi dall’inchiesta sono in realtà due: uno è ovviamente quello che riguarda il problema fiscale e il secondo, forse da certi punti di vista ancora più grave, che mette in luce il fatto che i parlamentari in questione truffassero il proprio partito per guadagnarci alle spalle di tutti.

Non volendo di fare tutta l’erba un fascio è però davvero complicato potersi fidare di un movimento che ha una gestione di questo tipo che non è in grado di provvedere nemmeno alla propria salvaguardia e che sia in grado di controllare la regolarità della gestione.

Il 4 marzo si avvicina e la confusione è tanta.