l’8 luglio di 427 anni fa, nel 1593, nasceva la grande pittrice Artemisia Gentileschi. Una figura davvero molto importante per la storia dell’arte italiana, a cui oggi Google dedica un doodle proprio per ricordarla. Indipendentemente dal giorno di nascita di questa straordinaria donna, è importante conoscere la sua figura e soprattutto la sua importanza. Per la figura della donna come artista in Italia ha avuto davvero un ruolo centrale, che ha segnato una svolta di stile e coraggio nell’interpretare la sua versione della “pittura sacra”.
Vita di Artemisia Gentileschi
Artemisia Gentileschi fu una pittrice romana che fu istruita ad arte dal padre fin dalla più tenera età. Il padre Orazio, infatti la instradò alla pittura e in particolar modo a quella che viene definita pittura in stile “caravaggesco”, perchè ispirato al grande Caravaggio. Artemisia, come il Caravaggio, ha infatti sempre usato una pittura che non idealizzava i personaggi ma li rappresentava in modo realistico.
Oltre ad aver appreso questa tecnica importante ed apprezza, che nessun’altra donna aveva portato avanti prima, la Gentileschi osò ancora di più. E’ stata lei la prima pittrice ad aver osato con una pittura “alta” rappresentando il sacro. Fino a quel momento le donne si erano cimentate con soggetti decisamente più semplici e meno impegnati come nature morte o paesaggi. Artemisia Gentileschi, invece, volle osare qualcosa in più e andare a profanare quel mondo sacro per rendergli omaggio.

Le opere più famose
“Susanna e i Vecchioni” è il primo dipinto che viene attribuito alla pittrice romana, che risale al 1610. Un traguardo di certo molto importante ma che precede quello che senza dubbio è il suo quadro più famoso “Giuditta che decapita Oloferne”. Ora conservato al museo di Capodimonte a Napoli. Una seconda e differente versione, per quanto riguarda i colori, si trova anche a Firenze in quel degli Uffizi.
“Giuditta che decapita Oloferne” rappresenta proprio la giovane Giuditta che, aiutata da una dama, decapita con un coltello Oloferne. Una scena senza dubbio molto cruenta, resa ancora più drammatica dalla tecnica classica dei caravaggeschi con chiaro-scuri molto marcati. Quest’opera, oltre all’importanza artistica per la scelta del soggetto e la bravura dell’esecuzione, è molto importante per la storia personale di Artemisia.
Essa infatti è nata qualche anno dopo una triste vicenda personale che la coinvolse. Il Maestro a cui il padre Orazio l’aveva indirizzata, Agostino Tassi, aveva approfittato di lei stuprandola. La donna fece quello che solitamente le donne dell’epoca non facevano, denunciò il suo aggressore. Un atto di coraggio importantissimo che però le segnò per sempre la vita anche a causa del lungo processo, che si concluse con una condanna per Tassi.
Questo quadro per molti è la rivincita della donna sul suo aggressore. In Giuditta molti vedono la figura di Artemisia e in quella di Oloferne il suo stupratore. Almeno nella pittura, Artemisia gentileschi, è riuscita a mettere alla pubblica gogna l’uomo che la violentò e le fece subire questo terribile torto.
