La gigantomastia è un’ipertrofia della mammella, dovuta a delle alterazioni dell’equilibrio ormonale per cause patologiche. Ma cosa provoca un problema del genere? E quali sono le cure?
I sintomi e le cause
La gigantomastia è una condizione causata da delle patologie ormonali, e può presentarsi, raramente, come complicanza di una gravidanza. Secondo le statistiche, si presenta una volta su ventottomila, e una volta su centomila gravidanze. Quando ciò si verifica, la mammella può raggiungere il peso minimo di quattro chili e mezzo. La prima documentazione di tale patologia, risale al 1860, e la paziente in questione vi morì dopo quattro mesi dalla comparsa dei sintomi.
Oltre ad un seno più grande del normale, che può essere cadente e sgradevole a vedersi, questa condizione può portare ad altri problemi, come strappi al collo, spalle doloranti, cefalee, fastidi al torace, cifosi (una curvatura fisiologica dorsale della colonna vertebrale) ed altri dolori che possono estendersi in zone che vanno dal collo all’addome.
Il trattamento chirurgico
L’unico rimedio a questo problema è un’operazione chirurgica, a cui si può ricorrere a prescindere dall’età, che vada da dopo la pubertà. Si preferisce, inoltre, evitare di seguire un tale intervento nei mesi più caldi dell’anno, visto che potrebbe aumentare gonfiori e fastidi. Esso richiede una breve degenza, preceduta dagli esami necessari ed effettuata dopo l’anestesia generale. Dopo l’intervento, le cicatrici sono situate nel solco sottomammario, lungo le verticali che univa le precedenti ed attorno all’aureola. Quest’ultima, viene ridimensionata quando il chirurgo riduce la ghiandola mammaria e la cute al di sopra.
Nel post-operatorio, si potranno riprendere le proprie attività con moderazione, limitando movimenti di spalle e braccia nei giorni seguenti, e dopo la sua dimissione la paziente dovrà portare un reggiseno contenitivo (il giorno dopo l’intervento), una volta rimossi i drenaggi, che andrà tenuto per i seguenti tre mesi, e dei prodotti da applicare in quella zona del corpo, sempre prescritti dal medico. Dopo cinque o sette settimane si potranno rimuovere anche i punti di sutura, e solo dopo aver tolto questi ultimi si potrà ricominciare a detergere quest’area. I bagni e le docce si possono fare già dopo una settimana dall’intervento, tranne che nell’area operata, ma è bene non indugiare troppo sotto l’acqua. Alla guida di un auto, si potrà tornare dopo una settimana, mentre per rifare attività fisica bisognerà aspettare quasi un mese.
Come tutte le operazioni chirurgiche, anche questo intervento presenta delle complicanze, anche se rare, che possono essere legate o all’anestesia generale, o all’intervento di per sé. E’ possibile, infatti, che si verifichino dei sanguinamenti nelle prime ventiquattro ore dopo l’operazione, ed in quel caso bisognerà ricorrere di nuovo alla chirurgia, oppure potrebbero comparire infezioni, ipertrofia cicatriziale e una sensibilità al capezzolo ridotta (ma questo si verifica in genere solo nel primo mese).
