Aborti clandestini: sono ancora una realtà in Italia? E perché?

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Sebbene l’aborto sia diventato legale in Italia dal 1978, con la legge 194, si effettuano ancora aborti clandestini, e secondo dei dati il loro numero si aggira tra i quindicimila e i ventimila all’anno. Ma quali sono i motivi? Come avvengono?

I tipi di aborti clandestini in Italia

Secondo quanto ha dichiarato la dottoressa Silvana Agatone, ginecologa dell’ospedale Pertini nonché presidentessa della Laiga (Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’Applicazione Legge 194), esistono tre tipologie di aborto clandestino, ovvero:

  • l’aborto d’oro, ovvero quei tipi di aborto che si effettuano presso strutture private non accreditate, a cui si rivolgono le donne che appartengono ad una classe economicamente alta. In queste cliniche, l’aborto viene segnalato come un altro trattamento, ad esempio l’isteroscopia;
  • l’aborto clandestino che riguardano le donne italiane che non trovano posti nelle strutture pubbliche di riferimento, e quindi devono ricorrere ad altri mezzi, come l’aborto in casa, con dei farmaci che possono nuocere al feto;
  • l’aborto clandestino che riguarda donne straniere, prive di documenti, e quindi non possono recarsi in ospedale o altri centri pubblici.

Questi aborti clandestini sono, poi, provocati da obiettori di coscienza che lavorano nelle strutture mediche, come gli stessi dottori e le infermiere, per la maggior parte localizzati al Sud d’Italia, e la Calabria, seconda solo alla Valle d’Aosta, è la regione in cui vi è un’attesa maggiore per sottoporsi ad un aborto nelle strutture sanitarie. Le conseguenze di tali aborti si possono immaginare: molte donne rischiano la loro salute, se non la vita, ricorrendo ad una scelta del genere: prima che venisse emanata la legge 194, l’ammontare delle donne decedute per complicazioni dovute a tale procedura variava dalle undicimila alle ventimila all’anno.

Il ruolo della Laiga

Essendo l’aborto clandestino ancora presente in Italia, nel 2008 venne fondata la Laiga, da due ginecologhe, Silvana Agatone (già citata in precedenza) e Concetta Grande. Gli obbiettivi di questa organizzazione non riguardano solo il diritto di abortire in maniera sicura garantito dalla legge 194/78, ma anche di creare luoghi dove sottoporsi ad esso entro i novanta giorni previsti, nonché centri di sostegno, dove consultarsi e scambiare notizie.

Naturalmente, una fondazione del genere si preoccupa anche di informare le donne sul loro diritto di abortire, sulle procedure previste, la contraccezione, etc. Sul sito ufficiale della Laiga, poi, si possono trovare news riguardante le attività dell’associazione ed altre questioni legate all’aborto, nonché dei contatti.

Con l’emergenza dovuta al COVID-19, la Laiga non poteva non postare sulla sua pagina ufficiale anche in questo caso delle indicazioni, sottolineando che le strutture devono trattare tale intervento come quelli che rientrano nelle categorie delle urgenze, in quanto vi è un limite massimo di tempo per abortire, e dopo i novanta giorni le donne possono sottoporsi a tale intervento sono per motivi clinici.

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