La notizia che più circola in queste ore non è tanto il via libera per la creazione del governo Draghi, ormai praticamente scontata, ma l’uscita di Alessandro Di Battista dal Movimento 5 stelle. La decisione è arrivata nella serata di ieri, quando si è conosciuto con certezza il risultato del voto della piattaforma Rousseau che ha confermato al 59% la volontà del Movimento di appoggiare il governo Draghi. Di Battista, in assoluto disaccordo fin dall’inizio alla formazione di un governo Draghi, ha deciso di abbandonare il Movimento non sentendosi più rappresentato.

La decisione della piattaforma Rousseau

L’ultimo apparente veto imposto prima della formazione del governo di Mario Draghi, è caduto ieri sera. Dopo giorni di tentennamenti e di rimandi, finalmente c’è stato il voto del Movimento 5 stelle sulla piattaforma Rousseau che ha sancito la netta volontà di appoggiare un’eventuale maggioranza. Un voto praticamente scontato, dal momento che già da sabato Beppe Grillo stesso aveva dato il via libera all’appoggio a Draghi. Inoltre aveva annunciato che l’unico veto imposto che riguardava il Ministero per la transizione energetica, era caduto proprio in seguito alla decisione di Draghi di istituirlo.

Era scontata senza dubbio anche la profonda lacerazione interna al Movimento 5 stelle, fra coloro che avevano deciso di appoggiare il governo e i dissidenti. Forse meno scontata era l’uscita di scena di Alessandro Di Battista, uno dei fondatori del Movimento e sempre visto come prossimo probabile erede di Beppe Grillo.

Il futuro di Alessandro Di Battista

Senza dubbio l’abbandono del Movimento 5 stelle di uno dei suoi ex leader mai realmente scomparso ma solo rimasto nell’ombra, è un duro colpo per il partito. Questo crea effettivamente una frattura insanabile per una parte importante di elettori che non si sentono più riconosciuti nelle decisioni del Movimento stesso. Di Battista ha sempre avuto un grande appeal sugli elettori e molti sono ancora coloro che lo apprezzano e lo seguono. Senza dubbio non essersi messo in gioco in prima persona all’interno di un governo come Di Maio da un lato l’ha penalizzato, ma dall’altro l’ha molto facilitato.

Non essersi confrontato in prima persona ha permesso senza dubbio a Di Battista di essere biasimato da un lato, ma di non commettere errori politici dall’altro. Molti sono coloro che criticano la sua scelta in questo frangente e pensano che l’uscita sia un essere dissidenti senza esserlo.

A conti fatti quello che rimane è una spaccatura profondissima all’interno del Movimento 5 stelle che fa pensare non tanto all’uscita di qualche esponente dal partito, ma a una vera e propria scissione. Il bipolarismo Di Battista-Di Maio era forse la condizione necessaria per poter portare avanti il Movimento e trovare un suo punto di unione. Erano poli opposti che però servivano per far funzionare la “pila” del partito. Ad oggi questo dualismo non esiste più, ma esiste un fantasma della scissione che ormai tanto fantasma non è più.

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