Dopo giorni di dibattito sembra che oggi il Salone Internazionale del Libro di Torino possa iniziare, non senza le polemiche, ma di certo senza Altaforte, la casa editrice guidata da un esponente di Casapound. Due giorni fa era infatti partito l’esposto della sindaca di Torino Chiara Appendino e del presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino per escludere la casa editrice in seguito alle molte defezioni che ci sono state.

La vicenda Altaforte

La vicenda legata alla casa editrice Altaforte è scoppiata una decina di giorni fa in seguito alla conferma della presenza della casa editrice con a capo un esponente di Casapound. Molti sono stati coloro che man mano hanno deciso di abbandonare la kermesse torinese a partire da Wu Ming, Carlo Ginzburg e Zerocalcare, fino ad arrivare al Museo di Auschwitz e Halina Birenbaum, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti.

Inizialmente si era cercata una soluzione intermedia per rispettare il contratto già stipulato con la casa editrice. Si era pensato di dedicare uno spazio più defilato e distante rispetto al luogo in cui era stato posizionato per poter evitare le probabili problematiche che di certo sarebbero sorte. Tuttavia, il comportamento dell’editore Polacchi è peggiorato nei giorni.

L’editore, dopo l’esposto, non ha accennato a scuse o altro ma, anzi, ha rincarato la dose. L’uomo ha dichiaratamente detto di essere fascista e che il vero problema dell’Italia è l’antifascismo. L’esposto ha infatti molto puntato su queste dichiarazioni poiché il fascismo è un crimine e, di fatto, punibile per questo.

La risposta di Altaforte

Altaforte si è sempre difesa dicendo che ognuno è libero di esprimere le proprie idee liberamente. Tuttavia qui non si sta parlando di semplici idee, ma di ideologie punibili. Le stesse per cui l’esposto è stato presentato e per cui moltissimi si sono battuti affinché la casa editrice venisse esclusa. Casa editrice che avrebbe dovuto presentare anche l’ultimo libro editato, un’intervista al Ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Lo stesso Salvini aveva già dichiarato che non si sarebbe presentato al Salone del Libro perché non voleva polemiche e soprattutto perché non trovava davvero una libertà di espressione. Secondo anche quanto detto nella serata di ieri quando è stato ospite di Lilli Gruber nella trasmissione Otto e Mezzo, ognuno dovrebbe avere diritto di partecipare. Il Ministro ha sottolineato che secondo lui quella di Altaforte è comunque cultura e va rispettata come tale.

Nella tarda serata, però è arrivata la notizia dell’esclusione di Altaforte. Nel comunicato si legge che la vicenda è stata a lungo dibattuta e che, in seguito alle continue esternazioni da parte degli editori, il Salone rende esecutivo l’esposto di Chiara Appendino e Sergio Chiamparino.

Le riflessioni sulla vicenda

Di certo moltissimi sono coloro che attendevano questa notizia con ansia. Sia chi voleva partecipare attivamente al Salone, che gli artisti schierati, hanno espresso la loro soddisfazione per la decisione presa. Chi aveva inizialmente abbandonato la kermesse sarà invece presente e tutto si svolgerà nella norma.

Il segnale dato dal Salone del Libro di Torino è molto forte ma necessario. E’ già molto complicato accettare il fatto che alcune persone si dichiarino neofasciste al fronte della nostra Costituzione, dunque la posizione era inevitabile. La Costituzione Italiana punisce il fascismo. Chi dice di avere idee fasciste commette, di fatto, un reato.

La posizione di Matteo Salvini

Di certo l’intento dell’organizzazione era quello di dare spazio a tutti. Di certo il fatto che Altaforte abbia editato il libro del Ministro dell’Interno, ha avuto un’influenza. Impedire la presentazione e la vendita dello stesso, poteva essere qualcosa di problematico e quindi si era infine deciso di accettare la richiesta di Altaforte.

Il problema è di certo più profondo di così, poiché già di per se la mossa di Matteo Salvini è politica. Non appoggiare Casapound, ma pubblicare un libro con la casa editrice con a capo uno degli esponenti che più volte era già stato segnalato nelle manifestazioni neofasciste, non è stata una mossa priva di significato.

Per molti questo è ancora più grave proprio perché si tratta di una presa di posizione decisamente importante che forse non andava fatta. La casa editrice di Polacchi è dichiaratamente di estrema destra e pubblicare un libro in suo nome vuol dire, di fatto, aprire la strada a queste fazioni. Matteo Salvini non sostiene Casapound e ha ribadito il concetto, ma sostiene la libertà di pensiero. Affermazione che stride con l’aperta dichiarazione di fascismo fatta da Polacchi.

I risvolti legali della vicenda

La minaccia di Casapound al Salone del Libro dopo l’esclusione è quella di far loro causa perché inizialmente il contratto era stato firmato e quindi loro avevano diritto al loro spazio. Di certo non è stata una bella mossa quella del Salone del libro di Torino poiché questa era una decisione che andava fatta prima delle sollevazioni di tutti.

Tuttavia le dichiarazioni ancora più forti e provocatorie della casa editrice in seguito alle polemiche, alle defezioni e anche all’esposto, hanno convinto il consiglio all’esclusione. Ad oggi, l’unica cosa certa è che la kermesse torinese inizierà senza Altaforte. Per molti questa è una grande vittoria e anche il Salone del Libro evita di danneggiare la propria immagine.

La vicenda avrà sicuramente un seguito. Le polemiche non accennano a fermarsi e difficilmente lo faranno. Le posizioni si stanno inasprendo. Tuttavia questa è già di certo l’edizione con più polemiche ma, forse, proprio per questo, la più attesa.

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