Amerigo Vespucci navigatore: ecco chi era e cosa si sa della sua vita

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Anche se fu Cristoforo Colombo a scoprire l’America, è Amerigo Vespucci, da cui il continente ha preso il nome, che lo ha esplorato. Ma che cosa si sa del celebre navigatore? Per saperne di più si può continuare a leggere questa pagina.

La sua biografia

Amerigo Vespucci nacque nel 1454 a Firenze, nella stessa famiglia della celebre Simonetta, modella della Venere di Botticelli. Egli era il terzogenito di Anastasio (o Nastagio) Vespucci, notaio, e da Elisabetta di Montevarchi, nobildonna proveniente dall’omonimo comune.

Molti anni più tardi, nel 1489, si trasferì a Siviglia, su incarico di un banchiere, ed è lì che conobbe Cristoforo Colombo, ed una decina di anni dopo andò a visitare la terra da lui scoperta, accorgendosi che non si trattava delle Indie, ma di un nuovo continente. Non si sanno molti particolari della vita di Amerigo, se non che fosse anche un celebre studioso dei mari, oltre a un navigatore, e fu una figura piuttosto controversa.

Nelle sue lettere prese a descrivere il “nuovo mondo” ed in seguito altri esploratori andarono a visitare quella terra. Per quanto riguarda la sua famiglia, egli si sposò con Maria Cerezo, dal quale non ebbe figli, e a cui lasciò i suoi beni quando morì a Siviglia nel 1512, a cinquantasette anni.

I suoi viaggi ed alcuni citazioni

Vespucci si recò quattro volte in America, nel corso della sua vita: nel 1497, su ordine di Federico II d’Aragona e dove tocca anche lui il Sud America, nel 1499, in cui ha attraversato il Rio delle Amazzoni, nel 1501, in cui viaggia al servizio del Portogallo, e si reca nelle isole di Capo Verde, e nel 1503, sempre con i portoghesi, e raggiunge sempre le coste del Brasile.

Come è già stato accennato prima, Vespucci narrò de suoi viaggi e delle sue impressioni in alcune lettere, e tra le sue citazioni più significative si possono citare queste:

  • “Arrivai alla terra degli Antipodi, e riconobbi di essere al cospetto della quarta parte della Terra. Scoprii il continente abitato da una moltitudine di popoli e animali, più della nostra Europa, dell’Asia o della stessa Africa”;

  • “Quello che vidi fu… tanti pappagalli e di tante diverse specie che era una meraviglia; alcuni colorati di verde, altri di uno splendido giallo limone e altri neri e ben in carne; e il canto degli altri uccelli che stavano negli alberi era cosa così soave e melodica, che molte volte rimanemmo ad ascoltare tale dolcezza. Gli alberi che vidi sono di tale e tanta bellezza e leggerezza che pensammo di trovarci nel paradiso terrestre…”;

  • “Entrammo in una baia e scoprimmo un villaggio a modo di città, collocato sopra le acque come Venezia, nel quale vi erano venti grandi case, non distanti tra loro, costruite e fondate sopra robusti pali. Davanti agli usci di codeste case vi erano come dei ponti levatoi, per i quali si passava da una all’altra, come se fossero tutte unite”.

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