Il Carroccio è un carro a quattro ruote, simbolo della libertà di Milano e dei comuni italiani medievali. Durante la battaglie, esso era al centro dello schieramento delle milizie e serviva per ricoverare i feriti e svolgere le funzioni religiose. Esso viene attribuito all’arcivescovo milanese Ariberto da Intimiano, ma cosa si sa di quest’ultimo?

La sua biografia

Ariberto nacque ad Intimiano, comune in provincia di Como, tra il 970 ed il 980, in una famiglia nobile. Di lui si sa che fu ordinato prete nel 1016 circa e divenne vescovo il 28 marzo 1018.

Amico di Corrado II, incoronò quest’ultimo nel 1026, ma qualche anno dopo, a seguito di un contrasto tra Ariberto e i valvassori minori, Corrado lo dichiarò ribelle e decaduto, e allora il vescovo si schierò dalla parte del competitore di Corrado, Oddone di Champagne, che morì presto. Nel frattempo, Corrado II aveva chiesto ed ottenuto dal papa Benedetto IX la scomunica del vescovo, persuadendo gli altri nobili a muovergli guerra, ed è in quel periodo che Ariberto fece costruire il Carroccio.

In seguito alla morte di Corrado, avvenuta nel 1039, si riconciliò con l’erede di quest’ultimo, Enrico III. Alcuni anni dopo, Ariberto fu costretto a scappare da Milano, in seguito all’insurrezione dei cittadini milanesi, con a capo Lanzone, che si scontrarono con la nobiltà, che aveva a capo l’arcivescovo. Quest’ultimo vi rientrò nel 1044, un anno prima della sua morte, dopo due anni di scontri.

La comparsa del carroccio

Il carroccio ha un’origine incerta: secondo alcuni il suo uso potrebbe risalire anche ai saraceni, un secolo prima della nascita di Ariberto, ma si sa che fu in uso presso i comuni del nord d’Italia, nel medioevo, e lo si può attribuire ai longobardi, che lo usavano come carro da guerra.

La sua comparsa durante l’assedio di Milano da parte di Corrado, nel 1035, lo fece comunque diventare un simbolo della libertà comunali. Mentre era in corso l’assedio, infatti, la sua funzione divenne simbolica con l’aggiunta della croce, grazie all’arcivescovo che lo impose, come mezzo bellico e politico. In seguito, si diffuse in altre città longobarde.

Oggi, quello che rimane del Carroccio milanese, sono una croce conservata a Brescia, due grandi pennoni presenti nel Duomo di Siena ed un pianale di legno nel museo civico di Cremona. Anche in età moderna e sempre stato un simbolo di libertà e le sue riproduzioni vengono usate in feste e rievocazioni storiche, come il palio di Siena e di Asti, in cui si può vederlo sfilare.

Nella letteratura, compare in un poema del francese Rambaldo di Vaquerais, risalente al XII secolo, e gli dedicò una canzone anche Giacomo da Lentini, funzionario di Federico II di Svevia. Nel 1839, lo scrittore Vincenzo Lancetti completò un poema in dieci canti intitolato Il Carroccio, che raccontava fantasiosamente scontri tra milanesi e cremosi al tempo delle lotte tra i comuni lombardi.

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