Con la Fase 2 alle porte gli occhi sono tutti puntati su cosa si potrà e non si potrà fare, in base alle disposizioni emanate dal governo. Disposizioni che però si basano su analisi scientifiche importantissime per capire l’andamento del contagio ed eventualmente prevederlo. Molte sono le notizie delle ultime ore che riguardano gli sviluppi dello studio sul Coronavirus e alcuni anche molto confortanti. In particolare le ultime novità sull’indice di contagiosità e la risposta degli anticorpi in chi ha già contratto il virus, sembrano dare una piccola sferzata di ottimismo.

Contagiosità sotto l’1 in tutta Italia

Il vero dato importantissimo che emerge secondo le ultime notizie e che molto aveva lasciato pensare sulla riapertura omogenea, riguarda l’indice di contagiosità. Molte erano state le critiche a causa di una riapertura omogenea per regioni con numero di contagi molto diversi tra loro. Tuttavia le ultime news pongono l’attenzione su “contagio” e “indice di contagiosità”, che sono concetti molto diversi.

Nonostante molte regioni abbiano un numero di contagi ancora molto elevato, come Lombardia e Piemonte, il tasso di contagiosità “R zero” è invece sotto l’1. Il contagio, infatti, sta diminuendo in tutte le regioni, anche in quelle che comunque hanno un numero di contagiati ancora molto alto. Indice del fatto che comunque l’azione discendente del Coronavirus, è effettivamente omogenea.

Un contagio sotto l’1 secondo gli studi epidemiologici dei virus, in generale indica un contagio che andrà man mano esaurendosi da solo. Questo è un ottimo punto di partenza per poter effettivamente sperare che la curva scenda in modo definitivo e si possa uscire dall’incubo Coronavirus. Un incubo che però non è affatto superato. Bisogna infatti fare molta attenzione e rispettare le norme anche sulla base del fatto che gli studi portano a pensare che le persone asintomatiche possano essere circa il 4-7% della popolazione.

Paura per gli asintomatici

Il vero problema del Covid-19 è proprio il fatto che moltissime persone sono asintomatiche e quindi potrebbero essere portatori sani del virus. Secondo le ultime stime, si calcola che le persone che potrebbero risultare tali siano comprese tra il 4-7%. Di certo non una fetta enorme di popolazione, ma decisamente importante affinché il contagio possa continuare ad essere un grave problema.

Questo anche alla luce del fatto che le persone asintomatiche, numericamente, sono tra i 2.4 e i 4.2 milioni. Un numero comunque molto considerevole, pensando anche che le infezioni provocate da questi ultimi riguardano il 10% dei casi totali. L’attenzione proprio per questi motivi deve essere massima, soprattutto in questa fase di ripresa.

Se questa è una notizia non completamente negativa ma di certo agrodolce, arrivano invece ottime notizie dagli studi sugli anticorpi delle persone che hanno contratto il virus.

Anticorpi per il Coronavirus

I tanto attesi studi sugli anticorpi per capire se chi avesse contratto il Coronavirus li avesse sviluppati, ha ora una risposta. Questa risposta è fortunatamente positiva, poichè chi si è ammalato e guarito, ha effettivamente sviluppato gli anticorpi per la malattia. Questa scoperta ha due risvolti molto importanti in tutto il mondo, sia per trovare la cura, sia per lo sviluppo dell’immunità di gregge.

Vedere che effettivamente chi ha contratto il coronavirus ed è guarito, ha sviluppato anticorpi che gli impediscono di ammalarsi nuovamente, è una notizia fenomenale. Questo significa che la parte di popolazione che si è ammalata, non deve più temere di contrarre nuovamente il virus e dunque può tornare alle proprie attività senza alcuna paura.

Questa notizia, in prospettiva, è importantissimo per una eventuale mappatura da integrare con tutti gli strumenti possibili. Avere una buona parte di popolazione monitorata e una buona parte immune dal virus, significa essere molto più tranquilli e poter riaprire senza paura a moltissime attività, poichè quella che si sta sviluppando è una immunità di gregge. Un passaggio fondamentale per poter davvero convivere con il Coronavirus, senza considerarlo una minaccia epidemiologica.

Gli studi per trovare la cura

Chi è guarito dal Coronavirus è anche e soprattutto una risorsa importantissima per lo studio degli anticorpi per il vaccino. Tramite il plasma di chi si è ammalato e guarito, è possibile capire come il corpo ha risposto al virus e di conseguenza capire come annientarlo mettendo a punto un vaccino creato in laboratorio.

La notizia di qualche giorno fa dell’attore Tom Hanks che ha donato insieme alla moglie Rita Wilson il proprio plasma per poter permettere lo studio, aveva proprio questo scopo. Il divo di Hollywood che con la moglie aveva contratto il virus ed era guarito, ha voluto dare il suo contributo. Un contributo molto importante come tutti coloro che lo stanno dando.

In questo modo si potrà studiare direttamente ciò che è avvenuto e quindi più dati si avranno a disposizione e più si potrà avere una risposta migliore. Bisogna però considerare che è necessario tempo affinchè si possa mettere a punto una cura davvero efficace e quindi avere un vaccino contro il Coronavirus.

Il fatto che comunque chi guarisca produca anticorpi contro il virus è importantissimo anche proprio in previsione di un’attesa per il vaccino. Si sta lentamente formando quella che si definisce “immunità di gregge” e il virus perderà progressivamente di forza, non costituendo più un problema pandemico come quello che si sta verificando ora.

Non sono molte le notizie buone dall’inizio della pandemia e di certo questa è una delle migliori e delle più importanti. Non resta che attendere gli sviluppi e continuare sempre tutti a rispettare le regole di sicurezza imposte dal decreto e usare il buonsenso.

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