Con la sigla EBV si indica il virus Epstein-Barr, mentre la dicitura CVA-IgG fa riferimento ai suoi anticorpi. Questo virus può rimanere nell’organismo umano in incubazione per diverso tempo e per diagnosticare la sua presenza è necessario effettuare un analisi del sangue. Ma quando si richiede quest’ultima? Che sintomi provoca? Come viene trattato?

Diagnosi e sintomi

Un medico richiede un test per l’EBV quando sono presenti sintomi della mononucleosi, ma il test è negativo, oppure se una donna in stato di gravidanza è affetta da sintomi parainfluenzali. Questo test ha lo scopo di valutare lo stato immunitario del proprio organismo in confronto a questo virus. L’anticorpo CVA-IgG appare presente quando il virus proprio all’inizio dell’esposizione del virus, che rimane in incubazione per quattro o sei settimane.

Generalmente, un dottore può richiedere questo test se si presentano sintomi come affaticamento, febbre, mal di gola, mal di testa, linfonodi, milza e/o fegato ingrossati. In casi più rari, può provocare anche ittero. Questi sono sintomi riscontrabili se si è affetti da mononucleosi, ma nel caso che il test a questa malattia sia negativo, la presenza di questo virus è una probabile alternativa. Se il test per l’EBV è positivo, allora l’infezione è in corso, e può degenerare, in seguito, nella mononucleosi.

Raramente, questo virus si può associare ad alcuni tumori delle cellule B, nei soggetti immunosopressivi, il carcinoma nasofaringeo oppure al linfoma di Burkitt, una malattia presente soprattutto in Africa centrale, che causa l’ingrossamento delle ossa della faccia, mascella compresa.

Come si tratta il virus

La terapia per un’infezione di EBV o monucleosi, comprende per lo più riposo, un’assunzione di liquido e dei farmaci. Questi farmaci, a seconda dello stadio della malattia, possono essere degli antivirali o degli steroidi (questi ultimi, generalmente, sono tra i più usati). Chi pratica sport, farebbe meglio a evitarla, anche dopo la scomparsa dei sintomi, per alcune settimane, se non un mese, in modo da non rischiare che la milza e il fegato vengano danneggiati.

Chi preferisce ricorrere a rimedi naturali, oltre ai farmaci consigliati dal medico, può ricorrere ad anche piante per combattere la stanchezza, come la lavanda, la menta o il bergamotto. Il classico miele sciolto in un po’ di latte caldo, può fornire energie. A combattere il virus, invece, sono più adatte piante come la melissa, da assumere sotto forma di tisana, o liquirizia, di cui masticare le radici, acquistate solo in negozi biologici e certificati. Oltre a bere molta acqua, è bene mangiare soprattutto cibi come frutta, verdura, cereali integrali, legumi, carne e pesce.

Può non sembrare una malattia pericolosa, ma se trascurata si possono verificare delle complicazioni, come l’epatite o la miocardite. Per ridurre i rischi di contrarre il virus, e bene non entrare in contatto con secrezioni di chi ne è affetto, come la saliva.

Ti è piaciuto l'articolo?
[Total: 0 Average: 0]