Nella giornata di lunedì 5 febbraio 2018 l’indice di borsa americano, il Dow Jones, ha registrato il primo dato negativo dopo un 2017 passato in continua crescita fino ad arrivare ad un picco pari al 25%.

L’improvvisa ondata di vendite che ha coinvolto le borse non è frutto di problemi economici ma, anzi, di una rinnovata prosperità economica che ha coinvolto contemporaneamente tutte le economie del mondo.

Dopo aver introdotto sul mercato una grande quantità di denaro per far si che l’economia ripartisse e la recessione giungesse al termine, cosa che pare sia avvenuta, le banche stanno progressivamente facendo il contrario e cioè ridurre il denaro in circolazione per evitare il ritorno ad una situazione del genere e scongiurare un’altra eventuale e futura recessione che così duramente ha colpito il sistema economico mondiale rischiando di mandare in tilt l’economia di moltissimi paesi.

Questo comporta che gli investitori metteranno il denaro a disposizione di obbligazioni molto più stabili e sicure e, di conseguenza, aumenterà l’inflazione.

In questo caso, nonostante aumentino i tassi di interesse i segnali sono positivi e l’economia sembra essere ritornata sui binari giusti e le banche stanno facendo di tutto per evitare la situazione precedente e sembra che in qualche modo ci stiano riuscendo.

Secondo l’ultimo rapporto pubblicato sempre nella giornata di lunedì sugli stipendi dei lavoratori americani si osserva che essi sono cresciuti troppo velocemente e con loro è cresciuta di pari passo l’inflazione che aumenta di conseguenza la pressione sulla banca centrale affinché limiti il più possibile le attività extra sui mercati.

Questo scenario tende a mettere in fuga gli investitori che di conseguenza hanno provocato il crollo della borsa che però. in questo caso, non è fortunatamente un segnale negativo ma, anzi, un segnale di crescita più rapida del previsto.

Il New York Times sembra sostenere l’ipotesi che dietro questa fuga generale ci sia la preoccupazione per le scelte economiche del Presidente Trump ma per ora la situazione non sembra preoccupante.