Il gonnellino sardo, ovvero il ragas, fa parte del costume tradizionale maschile della regione, indossato durante i giorni di festa. Per saperne di più, si può continuare a leggere questa pagina.

La storia e le caratteristiche del gonnellino

Il gonnellino sardo, come il resto del costume, ha origini molto antiche e, sebbene nel corso dell’Ottocento la moda dell’isola abbia cominciato a subire delle modifiche, al centro della Regione molti hanno mantenuto il costume così com’era. Come molti abiti tradizionali, oggi viene usato durante le festività.

Il nome di questo indumento, ragas, deriva dalla parola sarda rhagos o bragas, di cui il primo deriva dal greco rhacos. E’ corto, con una plissettatura che parte dalla vita ed arriva fino a 3/4 nel senso della lunghezza. Di colore nero, con bordi blu o rosso, veniva e viene realizzato in panno o in orbace (tessuto di lana tipico della sardegna), ed è munita di una posola (latraga o ispacca troddios) che unisce di bordi davanti e dietro in mezzo alle cosce. I lacci, invece, passano attraverso asole a punto festone.

Gli altri elementi dell’abito tradizionale sardo maschile

Oltre al gonnellino, l’abito tradizionale sardo indossato dagli uomini, comprende:

  • la berritta, il classico copricapo nero, dai bordi arrotondati, che in seguito venne sostituito da un berretto di velluto con le coste;
  • il bentone, o Camija o camixa, una camicia ampia di colore bianco, realizzata in cotone o in lino, chiusa da un fiocco nero o dai bottoni sardi;
  • il corittu, noto anche come tzippone, un giubbetto a doppio petto, che si chiude con due file formate da cinque bottoni, di colore rosso;
  • i calzones, dei pantaloni bianchi dello stesso tessuto della camicia;
  • il calzas, o borzeghinos, simili a delle ghette, realizzati o in orbace o pelle conciata.

L’abito tradizionale femminile della Sardegna

Se l’abito tradizionale maschile sardo è notevole, non è da meno nemmeno quello femminile. Esso è composto da:

  • il muccaloru, fazzoletti di forma quadrata, color panna, di seta, bordati anche di rosso, a volte, veniva usato come copricapo;
  • il fichu, il fazzoletto da collo, di cotone e ricamato con della seta;
  • la camija, ovvero la camicia di lino o cotone, scollata;
  • l’imbusto, il bustino di seta, realizzati sempre in tessuti pregiati, come la seta o il broccato, unito con dei nastri tramite degli occhielli;
  • il corrittu, sempre il giubbetto, che può essere rosso o bianco, di lana, i cui bottoni d’argento sono di un numero variabile;
  • la falda, ossia il grembiule, nero o bianco, ricamato nell’angolo inferiore sinistro;
  • l’unnedda, la gonna tradizionale pieghettata, che si ispira a delle vesti greche, che poteva essere rossa o nera, ed il tessuto in cui era realizzata cambiava a seconda della condizione sociale di chi la portava.

I quadri

A testimonia com’era l’abito tradizionale sardo, maschile o femminile, ci sono diverse stampe dell’Ottocento o dei quadri. Tra questi ultimi, vi è un dipinto, che dovrebbe risalire agli ultime decenni dell’Ottocento, e realizzato da un pittore poco noto, Luigi Roci, ovvero il Gioiello ritrovato.

Questo quadro, di piccole dimensioni, rappresenta una ragazza con indosso un abito tradizionale sardo, ambientato in una stanza con un pianoforte, e questo elemento, con gli altri arredi e la foggia del vestito, fa pensare che la giovane fosse appartenente all’alta borghesia.

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