Di certo oggi è una di quelle giornate davvero da ricordare soprattutto per quanto riguarda il mondo della musica. Il 5 aprile di 25 anni fa infatti, Kurt Cobain, veniva ritrovato nel garage della sua casa senza vita, dando di fatto inizio al mito legato a lui e legato alla musica dei Nirvana.

Il mito di Kurt Cobain

In questi 25 anni sono di certo accadute moltissime cose e si è detto davvero di tutto di Cobain. Quello che è certo è che con lui è morta una delle voci più rabbiose e di rottura di tutta la storia della musica; Una voce che ha davvero rappresentato la cesura tra un prima e un dopo e che ha dato anima ad una generazione indefinita, ad una generazione X, che prima dei Nirvana esisteva ma non veniva ascoltata.

I Nirvana con i loro suoni non perfetti, talvolta davvero distorti e completamente differenti da tutto ciò che c’era stato fino a quel momento, rappresentano davvero la fine e l’inizio di una nuova era. Hanno creato un punto di rottura da cui ormai non si poteva più tornare indietro. Di certo, se Cobain non si fosse suicidato all’età di 27 anni, forse non avrebbe consegnato se stesso e la sua musica all’eternità; magari le cose sarebbero andate diversamente, o perlomeno si sarebbero forse in parte ridimensionate. Di fatto così non è stato e dunque la prematura, improvvisa e inaspettata morte che ha gettato i fan di tutto il mondo davvero nel delirio, ha consegnato la sua figura davvero al mito.

Tutto ciò che c’era oltre ai Nirvana

Di certo per chi non conosce Kurt Cobain si limita alle parole legate a lui “Nirvana” e “Grunge”, non sapendo che in realtà era un vero artista che amava non solo la musica ma l’arte in tutte le sue forme. Egli era infatti anche un grande amante della pittura. Amava l’arte nella sua forma più vera e nei suoi dipinti utilizzava davvero qualunque cosa per rappresentare la realtà nella sua massima espressione.

Cobain era un grande sostenitore della realtà. Egli voleva che i Nirvana fossero visti non come una band inarrivabile, ma semplicemente come qualcuno che portasse qualcosa di nuovo e innovativo e che fosse accessibile a tutti. Chi si chiede se sia giusto o meno celebrare a distanza di così tanto tempo Cobain, è perchè forse non ha capito quanto in realtà la voce di Kurt fosse quella di una generazione che voleva gridare la sua sconfitta e che volesse farsi sentire per essere riscattata.

Il Grunge è stato davvero una rivoluzione rispetto a tutto il resto e rispetto alla scena californiana più spavalda che voleva mostrare la sua superpotenza. La scena di Seattle voleva mostrare la rabbia, la repressione, la depressione e la debolezza e usarla per dare forza ai giovani e a quella generazione che si trovava improvvisamente frastornata e non si riconosceva negli ideali fino ad allora ostentati. Celebrare ancora oggi Kurt Cobain è celebrare anche e soprattutto un tempo, il nostro.

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