Dopo il caso di Lello Vitiello, candidato a Castellamare di Stabia, emerge un nuovo caso di “massoneria” nel collegio di Lucca a cui fa capo il candidato Piero Landi.

Come Vitiello, anche Landi parrebbe essere iscritto alla loggia massonica di Francesco Burlamacchi e, pare, che non siano gli unici due facenti parte del Movimento ad essere iscritti perché sarebbe spuntato anche un terzo nome, quello di Bruno Azzerboni, candidato per la regione Calabria.

Per i nuovi adepti alla setta è stata adottata la stessa misura che venne adottata con Vitiello, ovvero l’immediata espulsione dal Movimento.

Gli interessati in parte smentiscono e in parte non rispondono alle domande a bruciapelo fatte dai giornalisti, probabilmente chiaro segnale del fatto che effettivamente la vicenda che li ha coinvolti è reale e quindi non hanno molto da esprimere o su cui dissentire.

La burrasca sul Movimento 5 Stelle sembra non dare segnali di tregua e a poche settimane dalle elezioni per gli avversari politici questo appare come una vera manna dal cielo.

Di Maio, già da molti ritenuto non in grado di guidare il paese perché non impossesso non solo delle capacità ma anche e soprattutto della reale percezione delle cose e di cosa vorrebbe dire guidare l’Italia, si trova in difficoltà davanti alle molteplici accuse che man mano stanno piovendo sui candidati del suo Movimento che doveva apparire come esempio di onestà, virtù e trasparenza davanti agli altri.

Aver fino ad ora sostenuto di poter essere migliori degli altri e proporsi come soluzione per un paese fermo a candidati che hanno già portato avanti moltissime legislature e che per anni non sono riusciti a risanare la situazione italiana e non riuscirci, significa mettere in crisi quella parte di elettorato che avrebbe votato il Movimento 5 stelle per un reale cambiamento e non per idolatria verso Grillo e rischiare di perderlo definitivamente.

Quali siano i prossimi movimenti del Movimento non è dato sapere, ma il tempo stringe.