Continuano a diffondersi in tutta Italia, con crescente successo, i progetti di reverse engineering, particolari procedure che partendo dall’analisi di un oggetto rinvenuto, cercano di produrre un altro oggetto che possa essere più adatto di quello originale per quanto concerne le sue funzionalità nello specifico ambiente di riferimento, o che possa interfacciarsi con l’originale andando a creare una maggiore efficienza complessiva.

L’ingegneria inversa è quindi un processo di analisi molto dettagliata dell’oggetto che si intende riprodurre e questa linea di tendenza è oggi in grado di tracciare un profondo solco evolutivo nell’engineering contemporaneo. Non stupisce, quindi, che siano sempre di più i centri di ricerca, le Università, le società private e le istituzioni che stanno dirigendo nuovi investimenti ingenti proprio su questo comparto di analisi.

Come funziona il reverse engineering

Prima di comprendere quali siano le più recenti applicazioni del reverse engineering nel nostro Paese, sulla base delle ultime statistiche diramate, giova comprendere quali siano le fasi del processo di ingegneria inversa, così di seguito sintetizzate. Si parte innanzitutto dall’acquisizione dell’oggetto di interesse mediante una scansione tridimensionale, al fine di creare la cosiddetta. nuvola di punti, tramite cui ottenere una serie di poligoni che permettono di avere una visione attendibile, profonda e tridimensionale dell’oggetto.

La seconda fase è quella della trasformazione, che mette in moto un processo di lavorazione più complesso. Una volta ottenuta la nuvola di punti, si procede a comprendere in che modo poter rimodellare l’oggetto per le finalità che si intendono conseguire. In questa fase è molto importante non solamente l’abilità dell’operatore umano, che effettuerà un’analisi più specifica sull’oggetto, quanto anche la disponibilità di strumentazioni innovative e molto avanzate, che consentiranno di ridurre al minimo le imperfezioni, gli errori e le inefficienze di tale delicato step.

Ingegneria inversa: numerosi i settori in cui può essere impiegata

Fin qui, una breve panoramica del reverse engineering e una breve sintesi del suo funzionamento. Una panoramica pur ridotta che, però, è abbastanza in grado di far comprendere anche al non addetto al settore quanto possa essere ampio, vario e personalizzabile lo scenario applicativo di tale tecnologia.

Non è certamente un caso che con il passare degli anni le attività di analisi, ricostruzione e personalizzazione tridimensionale attraverso reverse engineering abbiano trovato delle applicazioni sempre più declinate.

Un’ area di applicazione in cui l’ingegneria inversa potrà ben mostrare tutti i suoi termini di vantaggio è quella del restauro. La ricostruzione 3D può ad esempio essere utilizzata per poter contribuire al recupero più attento e specifico di opere d’arte e realizzazioni di diverso tipo, così come nel settore del modellismo.

Si pensi poi, ad esempio, alle applicazioni dell’ingegneria inversa nei settori dell’industria meccanica. Settori spesso molto competitivi, in cui le scansioni ottiche e le successive attività di rimodellamento possono realmente fare la differenza tra un processo produttivo di successo, e uno completamente o parzialmente inefficace. Attività di ingegneria inversa che qui troveranno utilità anche in termini “correttivi”: per sistemare e modificare alcuni lavori in modo veloce, l’ingegneria inversa è fondamentale, poiché è in grado di apportare importanti benefici in termini di risparmio di tempo e di costi.

Infine, si noti come le più recenti statistiche confermino la crescente applicazione delle tecniche di ingegneria inversa nell’industrial design, come quello che trova spazio nel design di imbarcazioni. In tale scenario, la scansione ottica è molto utile per riprodurre un primo modello da presentare al cliente: basterà inviare un file alla stampante 3D e attendere che questo dispositivo faccia il resto.

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