Sentinella della democrazia: ecco chi era Tina Anselmi

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E’ nel 1968 che Tina Anselmi divenne deputato, per poi diventare la prima donna ministro in Italia. Ma chi era? Che cosa ha fatto prima e dopo essere diventata deputato? Per saperne di più, si può continuare a leggere questa pagina.

La sua biografia

Tina Anselmi nacque nel 1927 a Castelfranco Veneto, prima dei quattro figli di Ferruccio Anselmi, appartenente ad una famiglia benestante, e di Norma Ongarato, figlia di un imprenditore agricolo. Durante la seconda guerra mondiale, giovanissima, vide un gruppo di partigiani impiccati dai fascisti, e allora decise di entrare a far parte della Resistenza, diventando la staffetta della Brigata Battisti.

Nel 1944 si iscrive alla Democrazia Cristiana, diventando una protagonista attiva del suo partito, e poi nel 1959 entra nel consiglio nazionale dello Scudo Crociato. Dal 1968 al 1992 ricopre il ruolo deputato, e durante il suo mandato fa parte delle commissioni Lavoro e previdenza sociale, Igiene e sanità ed Affari sociali, ed è a lei che si deve la legge delle pari opportunità.

Divenne ministro del Lavoro e della previdenza sociale nel 1976, sotto il terzo governo Andreotti, diventando così il primo ministro della Repubblica donna. In seguito, fu ministro della Sanità nel quarto e quinto governo Andreotti. Altro incarico importante, lo ricoprì tra il 1981 al 1984, presiedendo la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, che accertò il coinvolgimento di esponenti delle logge massoniche in trame oscure del Paese.

Gli venne conferita l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce Ordine del Merito nel 1998, e nel 2004 promosse la pubblicazione di un libro che trattava del ruolo delle donne cattoliche nella Resistenza Veneta. Morì nel 2016, nella sua città natale, affetta dalla malattia di Parkinson, dopo un ictus che ha aggravato le sue condizioni di salute.

Le sue frasi più note

Partigiana, insegnante e cattolica, firmò anche le leggi sull’aborto, ma per conoscere il suo pensiero si possono leggere alcune delle sue frasi, come queste:

  • Quando le donne si sono impegnate nelle battaglie le vittorie sono state vittorie per tutta la società. La politica che vede le donne in prima linea è politica d’inclusione, di rispetto delle diversità, di pace;
  • Basta una sola persona che ci governa ricattata, o ricattabile, perché la democrazia sia a rischio;
  • La democrazia ha bisogno di normalità;
  • La nostra storia ci dovrebbe insegnare che la democrazia è un bene delicato, fragile, deperibile, una pianta che attecchisce solo in certi terreni, precedentemente concimati, attraverso la responsabilità di tutto un popolo. Dovremmo riflettere sul fatto che la democrazia non è solo libere elezioni, non è solo progresso economico. E’ giustizia, è rispetto della dignità umana, dei diritti delle donne. E’ tranquillità per i vecchi e speranza per i figli. E’ pace;
  • La verità la cercano solo coloro che ne sopportano il peso;
  • E’ necessario che le donne comincino a rendersi conto che la partecipazione politica non è un diritto di parità: è prima di tutto un dovere. Il dovere di farsi carico della soluzione dei problemi, di non limitarsi a denunciarli;
  • E’ importante il ruolo dei mass-media, dei sindacati, delle associazioni femminili. Bisogna che le donne lottino per le altre donne. Gli uomini, gratuitamente, non ci danno nulla.
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