Sì al crocifisso e al presepe nelle scuole nostrane.  L’introduzione del crocifisso –  o meglio reintroduzione – con l’aggiunta del presepe fa presagire una discriminante rispetto a chi professa altre religioni. Insomma non un oggetto di culto e non una presenza che sancisce i valori delle nostre radici.

Le dichiarazioni del ministro Bussetti. Disco verde per il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti che si batte per la presenza del crocifisso e del presepe – i maggiori simboli del Cristianesimo – nelle scuole. Oggi, in occasione di un incontro con la Fidae,il ministro si è mostrato favorevole appellandosi ai nostri valori.  “Il crocifisso è il simbolo della nostra storia, della nostra cultura, delle nostre tradizioni. Non vedo che fastidio possa dare nelle nostre aule scolastiche, anzi può aiutare a riflettere”.

Insomma un richiamo tutto made in Italy dal momento che il crocifisso è sempre stato appeso negli istituti scolastici, nonostante l’impennato multietnica, specie nelle maggiori città italiane.  Una concezione quella di Bussetti, già paventata nei giorni scorsi secondo cui  è “segno che è giusto che sia nelle aule scolastiche, ”. Un’opinione che forse potrebbe diventare un diktat. E a rigor di legge, non può essere nemmeno annoverato “lesivo al principio di libertà religiosa” che si sviluppa in corrispondenza al principio di laicità dello Stato.

Ma in nome della laicità dello Stato, le minoranze potrebbero risentirne dal momento che siamo una nazione con più presenze non cattoliche e che il Crocifisso potrebbe imbarazzare alunni non cristiani, come l’ora di religione in cui gli alunni di differenti religioni erano costretti ad uscire per dedicarsi ad altre materie. Insomma polemiche che nascono, crescono e non cessano di vivere mai. Sull’argomento, l’ultimo intervento volto a  quietare gli animi dei laici e non risale al 2011 e, dove ricevendo un ricorso dell’ Italia, la  Grande Camera della Corte europea per i diritti dell’uomo, ha ritenuto legittima l’esposizione del Crocifisso nelle scuole italiane.

Ma tutto ciò rappresenterebbe una forzatura e un atteggiamento medievista? . Una situazione che vede il ‘gelo’ da parte di alcuni Presidi trentini.  “Se ci chiederanno di mettere (o rimettere, o mantenere) il crocifisso nelle aule lo faremo, ma francamente non si sentiva la necessità di questa presa di posizione”. Esternazioni che ribadiscono che la scuola è un luogo laico e che non è consentito praticare atti  di culto, cosa che succedeva in epoca fascista, periodo in cui il crocifisso è stato esposto nelle scuole grazie al  regio decreto n. 965 del 1924  in particolare all’art. 118 che recitava: “Ogni istituto ha la bandiera nazionale, ogni aula, l’immagine del crocifisso e il ritratto del Re”.

 

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