Nella giornata del 20 febbraio 2018 il ministro degli esteri francese Yves Le Drian ha dovuto necessariamente ammettere quale sia la reale e tragica situazione in Siria.

Il ministro non ha affatto nascosto la grande preoccupazione che la guerra non verrà di certo fermata a causa delle stragi che stanno martoriando il paese e che hanno causato moltissime vittime come la guerra civile in corso nella Ghouta, l’incursione dei turchi e gli iraniani che hanno sconfinato nei cieli israeliani.

La risoluzione non sembra vicina e, anzi, secondo Le Drian, non si sta nemmeno cercando una soluzione di pace ma, anzi, essa pare essere stata completamente accantonata dai governi che manderebbero al macello le proprie forze armate facendo strage di civili senza alcuna remora.

La ribellione democratica finirà probabilmente nella maniera peggiore e una risoluzione, ammesso che si sia, finirà nel sangue poiché il regime di Damasco, potendo contare anche sul sostegno delle forze dell’Iran, reprimerà gli insorti con tutte le sue forze.

Assad e il suo esercito, infatti, hanno lanciato un’offensiva nella regione di Idlib, in cui sarebbero dovuti essere trasferiti gli sfollati della guerra, proprio per lanciare il chiaro messaggio che nessuno sarà in grado di salvarsi da questa repressione e che non esistono territori franchi.

Se dal canto loro i profughi non vengono affatto lasciati almeno liberi di fuggire o mettersi in qualche modo al riparo, dall’altro, la zona del Ghouta orientale sta venendo letteralmente crivellata di bombe da Assad che non ha alcuna intenzione di fermare questa la devastazione, più per folle furia omicida, che reale paura dei ribelli ancora lì presenti.

In 48 ore ci sarebbero stati 250 morti e chi non muore direttamente sotto i colpi di artiglieria, muore di stenti per l’impossibilità di mettersi in salvo.

La situazione è davvero drammatica e non pare esserci uno spiraglio che possa far sperare, se non in una fine delle ostilità, almeno in una fine, qualunque essa sia.