Agrigento. A Sciacca, Comune siciliano di quasi 41mila abitanti, si è verificata una strage di randagi compiuta da uno o più personaggi che ancora non hanno un nome. Ben 30 cani randagi sono rimasti uccisi dopo aver ingerito delle polpette avvelenate e le loro carcasse sono state rinvenute nei pressi di contrada Muciare. Il Comune ha depositato in Procura una denuncia contro ignoti. L’istituto zooprofilattico di Sicilia è stato incaricato, al fine di dare un aiuto decisivo alle indagini che sono scattate, di riconoscere il tipo di veleno utilizzato.

Il gesto è stato condannato come vile dal Presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci. Il Presidente ha anche detto che è un dovere rispettare un animale d’affezione e che confida nel lavoro degli inquirenti. Qualora venga individuato il colpevole, il governo regionale sarà pronto a costituirsi parte civile in sede di giudizio. Intanto Nello Musumeci ha promesso che, già a partire dalla prossima settimana e cominciando con un incontro con le autorità veterinarie regionali, si cercherà di prendere provvedimenti anche legislativi sul fenomeno del randagismo.

Su Facebook ha, poi, trovato sfogo tutta l’ira di alcune persone che evidentemente ritengono che il sindaco di Sciacca, Francesca Valenti, sia responsabile (almeno moralmente) della strage dei randagi. La donna è stata insultata da degli utenti che hanno augurato a lei ed ai suoi figli una morte atroce come quella dei 30 cani avvelenati. Per questo motivo, la donna ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica denunciando chi l’ha insultata.

Francesca Valenti ha rilasciato diverse dichiarazioni in merito, affermando anche «Non sono colpevole e non chiedo scusa». Il sindaco si è detto molto addolorato per quanto accaduto, e che nella sua famiglia non è mai mancato un animale da compagnia, oltre al fatto che la sua mamma si preoccupava di sfamare i randagi. Il primo cittadino ha anche rassicurato tutti su delle misure future che verranno attuate per garantire ai randagi una sicurezza maggiore e questo anche per difendere e riscattare l’immagine di Sciacca, che di certo non esce in modo positivo da questa vicenda.