La privacy, si sa, è un tema molto caldo tornato alla ribalta dopo lo scandalo di Cambridge Analytica che ha coinvolto Facebook.

Non è però solo Facebook ad avere problemi relativi alla privacy.

Spostando l’attenzione su questo tema davvero molto caldo anche alcune applicazioni scaricabili dal PlayStore di Android potrebbero violare la privacy degli utenti.

Il problema privacy di PlayStore

Secondo un recente studio universitario condotto dall’ International Computer Science Institute, moltissime applicazioni scaricate dalla PlayStore di Android metterebbero a rischio la privacy.

La notizia ancora più preoccupante è il fatto che le app in questione violerebbero la privacy soprattutto di utenti minorenni.

In questo modo verrebbe violata la Children’s Online Privacy Protection Act (COPPA), ovvero l’insieme di leggi che tutelano la privacy dei minori.

Le applicazioni messe sotto stretto controllo dai ricercatori sono circa 6.000 e sarebbero proprio contrassegnate dal logo family-friendly che ne aggrava la situazione.

Quali sono le applicazioni più pericolose

Circa il 5% di queste applicazioni sarebbero in grado non solo di violare i dati sensibili degli utenti ma anche di rintracciarne la posizione.

Il 19% avrebbe diffuso le informazioni sui dati sensibili con terze parti che prevedono anche applicazioni interdette ai minori.

Il 39% violerebbero il regolamento di Google e dei suoi servizi.

Il 40% avrebbe diffuso i dati in possesso sul web senza aver preso le adeguate precauzioni rischiando di diffondere i dati a siti pericolosi.

Sulla base delle informazioni emerse l’indagine si allarga e mostra man mano il lato più oscuro di internet mostrandone forse per la prima volta la reale pericolosità.

E’ probabile che gli studi non rimangano fine a se stessi ma che, come sarebbe giusto fare, abbiano un seguito.

E’ probabile che venga aperta un’inchiesta per far luce sulla reale pericolosità della fuga di dati e questa volta sotto accusa finirà Android e PlayStore.

Si attendono ulteriori sviluppi e comunicazioni dalle piattaforme interessate che chiariscano  fatti.