Una delle scienze più antiche di cui abbiamo traccia già nelle prime tavolette babilonesi nella Mesopotamia è l’astronomia. L’astronomia è la scienza che studia le stelle e tutti i corpi celesti e che fin dagli albori della civiltà ha interessato. L’idea di poter conoscere la volta celeste che si staglia sopra di noi ha sempre affascinato l’uomo, fin dall’alba dei tempi. Capire cosa ci fosse aldilà è sempre stato uno dei sogni più ambiziosi dell’uomo che man mano, grazie alla scienza e alla tecnica, è riuscito in parte anche a discernere.

Le origini dell’Astronomia

Il più antico trattato di astronomia babilonese è proprio una tavoletta completamente in argilla che è stata scoperta in Mesopotamia. Essa rappresenta proprio disegni della volta celeste che parlavano di astronomia.

I sacerdoti babilonesi erano già molto famosi nel mondo antico per la loro grande conosce astronomica, già 5000 anni fa. Essi, erano in grado di conoscere il movimento di corpi celesti e quindi anche di prevedere un’eclissi. Questo è anche testimoniato all’interno di un trattato di astronomia che viene ancora oggi considerata la più antica delle scienze praticate dall’uomo, trovato proprio in Mesopotamia dagli archeologi. Questa importantissima tavola d’argilla è databile a circa il 2850 Avanti Cristo al tempo di re Sargon.

Proprio per questo motivo gli astronomi erano considerati uomini privilegiati dalle divinità, secondo cui essi ricevevano proprio questa capacità di prevedere in qualche modo il futuro. Chi non era uno scienziato vedeva l’astronomia come una delle arti più esoteriche e più difficili da comprendere. Nella realtà non era così, ma i sacerdoti volevano mantenere questo legame con la divinità. Per questo faceva loro comodo lasciar pensare che effettivamente erano dei privilegiati e delle persone scelte direttamente dagli dei per predire il futuro e per interpretare i segni astronomici, per trarne poi anche un vantaggio da un punto di vista politico.

Il sapere dei babilonesi

In ogni caso senza ombra di dubbio i babilonesi superarono tutti gli altri popoli dell’antichità in campo astronomico.  Essi riuscirono a definire precisamente le date di solstizi ed equinozi. Essi calcolarono il corso fatto dai pianeti e furono in grado di disegnare già le orbite di sole e luna. Inoltre furono in grado di dividere l’orbita della terra in 12 differenti costellazioni, tracciando proprio un’intera mappa della volta celeste. Questo naturalmente è un vero calendario da preciso con 12 mesi lunari di cui 6 di 30 giorni e 6 di 29; a questo si aggiunge poi di tanto in tanto, un tredicesimo mese.

Per tutti gli altri popoli, greci, cinesi ed egizi, l’astronomia aveva una funzione tendenzialmente e fondamentalmente religiosa e pratica e quindi in realtà si limitavano a osservare il fenomeno e a registrarlo. Essi non diedero quindi una vera interpretazione e non fecero calcoli, ma ci furono comunque formulazioni riguardo ai fenomeni celesti.

Uno di questi è quello di Aristotele del IV secolo Avanti Cristo o di Eratostene nel terzo secolo avanti Cristo. Eratostene fu il primo che valutò in modo esatto la circonferenza terrestre usando la misurazione della distanza angolare tra la città di Assuan e di Alessandria d’Egitto.

L’astronomia moderna si basa in realtà sulla rivoluzione copernicana avvenuta nel XVI secolo. Nicolò Copernico, uno studioso polacco, propose e rivoluzionò le teorie dei suoi tempi proprio portando l’idea di un sistema eliocentrico che vedeva al centro il sole e la terra girare intorno adesso e non il contrario.

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