Il polso è formato da diverse ossa, e le fratture ad esso, che avvengono soprattutto per le cadute, coinvolgono soprattutto il radio e l’ulna. Ma come fa il medico a diagnosticare una tale frattura? E quali sono i trattamenti da seguire?

Cause, sintomi e diagnosi

La frattura del polso, che avviene quando una o più ossa sono incrinate o rotte, avviene a causa di forti impatti, che si possono verificare in diversi contesti, come quando si pratica un’attività sportiva, si ha un incedente in moto o in macchina, si fa una violenta caduta a terra, etc.

Tra i sintomi della frattura si possono includere, sicuramente il dolore, i lividi, i gonfiori, ma anche la rigidezza e l’intorpidimento, che possono immobilizzare la mano. Per diagnosticarla, è necessario una radiografia o una risonanza magnetica, per verificare lesioni ai vasi sanguigni e ai tessuti.

Si possono diagnosticare quattro tipi di fratture, ovvero:

  • quelle esposte, che si riconoscono quando l’osso rompe la pelle e vi è un’alta probabilità di contrarre infezioni;
  • quelle extra-articolari, che sono piuttosto lievi e non si spingono dentro le articolazioni;
  • quelle intra-articolari, quando si ha un danneggiamento permanente della cartilagine articolare e della superficie di contatto, il che riduce i movimenti del polso;
  • quelle pluriframmentarie, che avvengono quando l’osso si rompe in più frammenti.

I trattamenti

Ci sono diversi trattamenti, per cui può optare lo specialista, a seconda del tipo di frattura. All’intervento chirurgico, si ricorre quando una frattura è particolarmente esposta o instabile. In base alla gravità della frattura, esso può installare placch e viti, fili di Kirschner (fili metallici appuntiti), fissatori esterni oppure delle combinazioni tra i precedenti.

Con questo genere di intervento, la riabilitazione può durare uno o due mesi, in cui il paziente dovrà seguire delle sedute di fisioterapia. A seconda del tipo di frattura, se il paziente pratica attività sportive, potrà aspettare da uno a sei mesi, per ricominciare, a seconda del tipo di esercizio praticato.

Nel caso di frattura composta, può bastare una medicazione di gesso, che si tiene fino alla guarigione, che può avvenire nel giro di un mese o sei settimane. Durante questo periodo, la situazione del paziente viene tenuta sotto controllo tramite esami radiografici, ogni una o due settimane. Quando viene rimosso il gesso, il paziente potrà recuperare la mobilità attraverso altre sedute di fisioterapia.

In entrambi i casi, se si soffre di dolori, si può ricorrere ai farmaci antidolorifici da banco. Durante il periodo in cui si tiene il gesso o si è in convalescenza, si consiglia di assumere degli integratori proteici, per favorire la guarigione dell’osso, e lo stesso si può dire di quelli ricchi di sali minerali, vitamine e sostanze antiossidanti. E’ meglio evitare anche di fumare, abitudine che può rallentare il processo di guarigione.

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