Il pastorale, bastone simbolico usato dai vescovi nelle cerimonie più solenni, che siano cattoliche, ortodosse, luterane o anglicane, ha una lunga storia e vari usi. Per saperne di più, si può continuare a leggere la pagina.

Le sue origini

I pastorali, hanno origini molte antiche, che risalgano alle prime civiltà, che lo usavano per recuperare gli animali dal collo, senza ferirli, piuttosto che in cerimonie religiose. I primi ad usare un bastone simile, per motivi religiosi, sono stati sicuramente i faraoni egiziani, che avevano uno scettro della stessa forma, chiamato nekhekh, che usava nelle cerimonie più solenni.

Un bastone simile al pastorale, usato sempre per il governo del bestiame, veniva usato da etruschi e romani. Questi ultimi, ne usavano uno chiamato lituo, che veniva utilizzato dai sacerdoti per tracciare uno spazio rituale nel cielo, e se vi passavano sopra degli uccelli, voleva dire che il gesto era gradito agli dèi.

Successivamente, venne usato nel mondo cristiano, per richiamare la parabola del “Buon Pastore” raccontata da Gesù, come simbolo di cura della fede. In seguito, l’aspetto del bastone pastorale venne elaborato ispirandosi all’arte ottoniana, soprattutto per quanto riguardava le decorazione della spirale curva, che doveva coesistere con il materiale, che fosse di legno, di avorio, di metallo, etc. Vi sono anche dei pastorali dalla forma di tau, ovvero cruciformi, che si usavano in età preromanica e romanica.

Come viene usato

Simbolicamente, il pastorale rappresenta il legame tra il pastore, ovvero il vescovo, ed il suo popolo, e fa riferimento alla missione del sacerdote e dell’episcopato. Per questo sua simbologia, vi è una lunga tradizione iconografica, in cui santi vescovi vengono raffigurati con questo bastone. Un esempio noto, è sicuramente il Trittico di San Giovenale, realizzato da Massaccio, nel 1422. Nel lato sinistro del tritttico, a impugnare il pastorale è san Biagio, mentre a destra è tenuta da Giovenale, vescovo di Narni.

Oltre ai vescovi, questo pastorale viene usato anche dagli abati, nelle cerimonie più importanti. Il vescovo, durante la messa, lo tiene in determinati momenti, ovvero alla processione d’ingresso, durante la proclamazione del Vangelo, dell’omelia, dell’amministrazione dei sacramenti (eventualmente), della benedizione finale, e nella processione di congedo.

Diverso è il pastorale del papa, chiamato “ferula”, che non è di forma ricurva, ma alla sua estremità vi è una croce. Originariamente, la ferula veniva usata nel culto dei misteri dionisiaci, ed oltre al papa, viene utilizzato anche da alcuni pastori anglicani, oggi. Anch’essa, si usa pressoché negli stessi momenti della massa in cui viene usato il pastorale.

Ad usare un altro pastorale, simile alla ferula, la croce papale tripla, un bastone con una croce a tre braccia alle estremità, l’ultima volta, è stato Giovanni Paolo II, in occasione del giubileo del 1983. Le sue tre traverse simboleggiano i triplici ruoli del papa, come successore di Pietro, vescovo di Roma e patriarca dell’Occidente.

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