Dopo la vicenda della fuga di dati sensibili e violazione della privacy in seguito all’affaire Cambridge Analytica ognuno di noi ha iniziato ha porsi delle domande.

Chiunque avesse uno o più profili social ha iniziato ad interessarsi maggiormente alle condizioni di privacy a cui prima non aveva prestato molta attenzione.

Qual è stata la reazione sui social?

La reazione dei social e soprattutto sui social è stata forte al punto da mettere in crisi il colosso di Mark Zuckerberg Facebook.

Facebook, in seguito a queste rivelazioni di Cambridge Analytica ha perso moltissimo in borsa e anche migliaia di utenti hanno preferito cancellarsi dal popolare social.

Come Facebook, però, tutte le piattaforme a cui siamo comunque iscritti hanno informazioni che ci riguardano più o meno da vicino.

Anche nel caso di Google, ad esempio, tramite account e condivisione della posizione è possibile risalire ai dati sensibili di ciascun utente.

Ogni iscrizione fatta ai siti magari di commercio online, richiede un’iscrizione e quindi un passaggio di dati.

A maggior ragione attraverso uno smartphone, che è perennemente online e ha l’accesso a moltissimi siti tramite le applicazioni, è molto facile essere monitorati.

Questo allarmismo è davvero giustificato?

Sicuramente la vicenda non è particolarmente trasparente e parte delle problematiche trapelate sono reali.

Purtroppo avendo l’accesso a moltissimi siti è fisiologico che parte dei dati sensibili vengano in qualche modo “rubati”.

Quello che è strano è che le persone hanno avuto la percezione del pericolo solamente adesso e, forse, in maniera del tutto spropositata.

Teoricamente ognuno degli utenti iscritti ad un social network o a qualche altra piattaforma online sa che i suoi dati stanno viaggiando sul web.

E’ molto curioso il fatto che prima di questo scandalo pochissime persone avessero la percezione di questo e se ne fossero preoccupate.

Ogni qualvolta avviene un’iscrizione online vi è una parte in cui è necessario accettare le condizioni sulla privacy che forse, troppo spesso, viene bypassato.

Da questa vicenda, che comunque va chiarita, quello che deve far riflettere non è la fuga di dati ma quanto la nostra percezione di ciò che sta avvenendo sia molto ridotta.

E’ necessario utilizzare il web con più consapevolezza e valutare quali siano i reali pericoli per la propria privacy.