L’ultima domenica di campagna elettorale ha portato i leader dei partiti in corsa per le elezioni a prevedere un possibile scenario che, praticamente in tutti i casi, non porta ad una maggioranza netta e deve aprire alle larghe intese.

I leader politici di quasi ogni partito in corsa , nonostante sperino di non dover ricorrere ad aiuti esterni, hanno aperto la possibilità a larghe intese con le coalizioni avversarie per poter salvaguardare gli interessi del paese che, ci si augura, non si debba ritrovare in una nuova condizione di ingovernabilità in cui nessuno riesce ad avere la maggioranza ed è in grado di formare un governo stabile che riesca stabilmente a guidare il paese.

Purtroppo lo scenario che tutti temono di più non è solo la mancata maggioranza di una coalizione, ma anche e soprattutto un eventuale governo apparentemente di larghe intese che però, di fatto, rischia di minacciare la caduta ad ogni nuova legge da approvare.

Quali sono gli scenari più probabili?

Nonostante nessuno si auguri di dover collaborare con altre coalizioni e di raggiungere la maggioranza, per quanto riguarda il PD l’unico che sembra aver fatto un passo avanti nei confronti degli avversari politici è Gentiloni che, ha precisato, le larghe intese si possono prendere in considerazione ma non con i populisti e gli estremisti.

Matteo Renzi, direttamente dal salotto di Fabio Fazio, precisa che è d’accordo con Veltroni e Franceschini e che una coalizione con il centrodestra è possibile solo a patto che nelle larghe intese non sia incluso Salvini che ha idee eccessivamente estremiste per poter sostenere concretamente un governo “allargato”.

Renzi aggiunge anche che invece, un accordo con il Movimento 5 Stelle di Di Maio non è praticamente possibile poiché le posizioni politiche sono estremamente differenti e non si arriverebbe ad un governo costruttivo per il paese.

Qual è la risposta degli altri leader?

Dal canto suo Silvio Berlusconi non prende in considerazione l’idea di non riuscire a formare un governo già dopo il primo turno cancellando, di fatto, un’apertura ad una possibile coalizione.

Berlusconi è convinto di poter raggiungere il 40% e quindi di non aver bisogno di larghe intese per poter governare l’Italia e anche Di Maio non apre a larghe intese con altri leader politici.