Nella giornata di ieri, dopo nove anni di accuse e processi mai conclusi, è arrivata la verità che tutti sapevano e che nessuno aveva il coraggio di ammettere: Stefano Cucchi è stato ucciso in carcere.

A confermarlo è stato il carabiniere Francesco Tedesco che dopo 9 anni di silenzio è crollato. Complice forse un film crudo che ha avuto il merito di colpire nel segno, complice la perseveranza eroica della sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, o semplicemente complice la pesantezza infinita di dover nascondere una così atroce verità per così tanto tempo.

A chi gli abbia chiesto in queste ore febbrili come mai avesse lasciato passare ben 9 anni da quel momento Tedesco risponde sempre allo stesso modo: per paura. La paura di perdere il lavoro, di essere isolato, di avere ripercussioni e la paura di non riuscire probabilmente nemmeno a perdonare se stesso. Essere colui che deve far rispettare la legge e infrangerla in una maniera così abietta è di certo la peggiore delle maledizioni.

Aldilà del caso specifico e delle posizioni pro o contro Ilaria, nonostante ad oggi lei sia l’unica a cui davvero bisognerebbe chiedere scusa, la riflessione potrebbe essere più profonda. Chi difende a spada tratta questi carabinieri che si sono macchiati di una colpa così grave, crede davvero di difendere lo Stato?

Difendere Ilaria Cucchi è difendere lo Stato

Chi si scaglia contro Ilaria Cucchi e difende l’Arma, in realtà, si scaglia contro l’arma stessa. Tutti coloro che fanno parte delle Forze dell’Ordine e che davvero credono nel loro lavoro e non sono rei di nulla, sono di certo schifati dal comportamento dei colleghi. Condannare chi ha commesso questi tremendi reati è un dovere per difendere coloro che servono davvero lealmente lo stato.

Non si può e non si deve generalizzare. E’ necessario mantenere una lucidità mentale che faccia parlare solo la legge. Le legge punisce chiunque commetta quel reato. Se a commetterlo è colui che dovrebbe difendere il cittadino è ancor più grave e quindi deve essere punito proprio per far emergere e dare giustizia anche a chi serve nobilmente lo Stato.

Purtroppo il caso Cucchi è solo uno dei tanti casi di violenza che avvengono nelle carceri, non è certo l’unico. E’ importante fare un passo indietro, chiedere scusa alla famiglia Cucchi, a Ilaria, a chi non ha mai creduto che Stefano fosse stato ucciso. Ma è anche ora di condannare chi di dovere proprio per difendere la credibilità di un sistema fortemente in crisi.

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