La fibra alimentare, un insieme di composti di origine vegetale, è un nutriente essenziale per assicurare una buona dieta equilibrata e salutare. Una recente ricerca scientifica ha dimostrato che mangiare più fibre alimentari aiuta a ritardare l’invecchiamento cerebrale. Vediamo in questa guida scientifica i risultati dello studio condotto dai ricercatori dell’Università dell’Illinois.

Fibre alimentari e invecchiamento cerebrale: lo studio dell’Università dell’Illinois

La fibra alimentare è contenuta nella frutta, verdura, noci, semi, fagioli, legumi e cibi integrali. Una recente ricerca scientifica ha dimostrato che consumare cibi ricchi di fibre – come broccoli, noci, avena, fagioli e pane integrale – può aiutare a ritardare l’invecchiamento del cervello.

In che modo? Stimolando la produzione di un acido grasso a catena corta che vanta interessanti proprietà anti-infiammatorie. Questo è il principale risultato emerso da un nuovo studio scientifico recentemente pubblicato sulla rivista Frontiers in Immunology.

Rodney Johnson, professore e capo del Dipartimento di Scienze Zootecniche dell’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign, è l’autore di quest’interessante studio.

L’invecchiamento provoca un’infiammazione sistemica cronica che può alterare la neuro-infiammazione del cervello. In particolare, la microglia si sposta verso un fenotipo pro-infiammatorio che predispone all’iperattivazione, dopo la stimolazione da parte dei segnali immunitari periferici.

Secondo la ricerca alcuni nutrienti possono ritardare l’invecchiamento cerebrale prevenendo o invertendo l’iperattivazione della microglia. Il butirrato, un acido grasso a catena corta (SCFA) prodotto principalmente dalla fermentazione batterica delle fibre nel colon, è stato ampiamente studiato farmacologicamente come inibitore dell’istone deacetilasi.

I ricercatori hanno dimostrato che il butirrato espleta una funzione di anti- infiammatorio e migliora la memoria degli animali e degli esseri viventi. Inoltre, il butirrato può attenuare l’espressione di citochine pro-infiammatorie in microglia nei topi anziani.

Non è ancora del tutto chiaro se un aumento dei batteri che producono butirrato nell’intestino, in conseguenza di una dieta ricca di fibre solubili, possa influenzare l’attivazione della microglia durante l’invecchiamento.

Nei test in laboratorio i topi adulti e di età avanzata sono stati nutriti seguendo una dieta a base di cellulosa all’1% (a basso contenuto di fibre) o inulina al 5% (ad alta fibra) per 4 settimane.

I risultati hanno validato la tesi che i topi nutriti di inulina hanno mostrato un aumento di butirrato, acetato e di SCFA. Inoltre, il punteggio istologico del colon ha dimostrato che i topi anziani, che consumano un basso contenuto di fibre, sono più a rischio di invecchiare cerebralmente.

L’espressione genica dei marcatori infiammatori, dei regolatori epigenetici e l’apparato sensoriale microgliale (cioè il sensome) sono stati alterati sia dalla dieta seguita che dalla variabile anagrafica.

In buona sostanza, un’integrazione alimentare ricca di fibre è una strategia non invasiva per aumentare i livelli di butirrato e potrebbe controbilanciare la disbiosi del microbiota legata al fattore anagrafico, apportando benefici neurologici.

Fibre alimentari: benefici all’organismo umano

Oltre a questi interessanti risultati validati dalla ricerca dell’Università dell’Illinois, la fibra alimentare aiuta a migliorare la funzione intestinale, può ridurre il rischio di sviluppare diverse malattie croniche come la malattia coronarica, l’accidente cerebrovascolare, l’ipertensione (HT), il diabete mellito (DM) e alcuni disturbi gastrointestinali.

Un incremento nell’assunzione di fibre aumenta i livelli di colesterolo nel sangue, riduce la pressione, migliora il controllo glicemico nei pazienti con diabete mellito, aiuta a ridurre il peso corporeo e migliora il sistema immunologico.

Le fibre sono carboidrati che non possono essere digerite dal corpo, influenzano i movimenti della motilità intestinale e migliorano la funzione digestiva. Le fibre resistono alla digestione da parte di enzimi umani lungo il tratto digestivo, aiutano a mantenere il microbiota intestinale sano, il quale è protetto dalla colonizzazione e dalla proliferazione dei batteri patogeni.

Inoltre, assicurano il corretto funzionamento del sistema immunitario e il corretto assorbimento dei nutrienti: l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) raccomanda un’assunzione giornaliera di almeno 25 g di fibre. Tuttavia, l’aumento del consumo di alimenti trasformati e raffinati ne ha ridotto l’assunzione giornaliera, a causa della perdita di alcuni nutrienti essenziali (fibre), durante il processo di lavorazione.

La fibra alimentare è classificata in due gruppi a seconda del profilo di solubilità. Frutta, verdura, legumi e cereali integrali sono i cibi consigliati dai nutrizionisti per apportare al nostro organismo la giusta quantità di fibre alimentari.

Fibra solubile

Pectine, mucillagini, gomme (gomma arabica e gomma di guar), inulina, FOS (frutto-oligo-saccaridi), beta-glucani, psillio ed emicellulosa di tipo A. Questa fibra ha la capacità di legarsi all’acqua e formare gel (motivo per cui sono chiamato solubile). Nel tratto gastrointestinale, ritarda lo svuotamento gastrico e il tempo di transito intestinale; riduce il tasso di assorbimento del glucosio e del colesterolo; è un substrato di fermentazione batterica che provoca gas (idrogeno, metano e anidride carbonica); e viene trasformato in acidi grassi a catena corta (SCFA) che servono da cibo per la flora e gli enterociti intestinali sani, che sono fondamentali per il metabolismo intestinale. Si trova principalmente nella frutta e nella verdura, ma anche nei cereali (avena e orzo) e nei legumi (fagioli, ceci, lenticchie e piselli).

Fibra insolubile

Fibra di cellulosa (fibra a base vegetale), emicellulosa di tipo B, amido resistente e lignina, difficilmente fermentabile, accelera il tempo di transito dell’intestino a causa dell’assorbimento di acqua, aumenta la massa e la morbidezza delle feci, riducendo la stitichezza intestinale. Poiché è difficilmente fermentabile, la fibra insolubile non causa la formazione di gas e diarrea, ma se consumata in grandi quantità, può causare feci “ingombranti”. Si trova principalmente nelle verdure, nella crusca di frumento, nell’avena, nel riso e nei cereali integrali.

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