Sempre più persone si interessano a modi di festeggiare differenti dalla propria tradizione, e così si informano sulle festività che riguardano Paesi esteri. Lo Dìa di Muertos, o Giorno dei morti, è la versione messicana di Halloween (e del giorno della Commemorazione dei defunti), festeggiato anche in Brasile e nei paesi latino-americani. Ma che cos’ha di diverso dall’Halloween americano? Scopriamolo insieme.

Le origini della festa

Questa festività, in Messico, ha origini antecedenti all’arrivo degli europei nel continente americano, e dell’introduzione della religione cattolica.

Nel Messico precolombiano, gli aztechi non avevano solo un giorno per commemorare i morti, ma ben due mesi. Uno era il mese di Tlaxochimaco, il nono del calendario azteco, e la festa iniziava attorno al 16 luglio, tagliando un albero chiamato xocotl, che veniva spogliato della corteccia e addobbato con fiori ed altre offerte.

Questa festa durava fino al 5 agosto, al suo apice, che si concludeva con processioni e ronde intorno all’albero xocotl. In quest’ultimo giorno della festa dei morti, venivano allestiti degli altari per ricordare i propri defunti, ed è un’usanza che si è tramandata fino ad oggi.

Dopo l’arrivo degli spagnoli, nel XVI secolo, e della fede cattolica, questa festa venne sincretizzata con al festa dei defunti, e spostata tra la notte del primo e del secondo giorno di novembre.

Le tradizioni della Dia de los muertos

Cercando su internet “Dia de los muertos”, compaiono molte foto di scheletri, chiamati calaca, nei più di versi panni, colori, etc. Queste rappresentazioni sono in comune oggi, in Messico, durante questa, perché fanno parte della tradizione precolombiana, come gli altari per i defunti: durante i funerali, i teschi realizzati con vari materiali (di giada o di vetro), facevano parte dell’oggettistica del rituale, insieme a bracieri, urne e strumenti musicali.

Sono figure gioiose e macabre allo stesso tempo, per rispecchiare le credenze messicane che i defunti proseguano i nuova vita nell’aldilà, e che quindi staccarsi da loro, ma senza dimenticarli, sia un momento di gioia.

Durante la festa, la gente si raduna nelle piazze per i festeggiamenti, vestendosi anche da scheletri. Il fulcro della ricorrenza è sempre l’altare: questi simboleggiano il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti, ed oltre alle foto di famiglia, vi vengono esposti cibi, candele, acqua, papado picado (scheletri fatti di carta colorata) e semi. L’incenso usato, su quest’altare, è ricavato da una resina degli alberi e serve a purificare l’aria.

Tutti gli elementi dell’altare, in pratica, richiamano i quattro elementi naturali (acqua, aria, terra e fuoco) ed i cibi e l’acqua servono a ristorare i morti, per il lungo viaggio dalla terra dei morti a quella dei vivi.

Tra i piatti tradizionali di questa festa, ci sono i teschi di zucchero, il pane dei morti (un pace dolce con dei semi di anice), i tamales (involtini ripieni di carne, verdura e frutta) ed altri dolci tradizionali delle varie regioni. Alcuni preparano anche i piatti preferiti della famiglia, da mettere anche sull’altare per i propri cari.

La figura centrale della festa, introdotta nel 1910, è la Calavera Catrina, creata dal vignettista José Guadalupe Posada. E’ una versione moderna della Signora dei Morti degli aztechi, regina di questa giornata, vestita oggi con abiti francesi europei.

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