In molti preferiscono celebrare il proprio matrimonio nel periodo estivo o vicino a delle vacanze (come quelli di Natale o Pasqua), in modo da poter andare tranquillamente in luna di miele. Ma non sempre, per diversi motivi, è possibile affiancare la cerimonia vicino a delle vacanze, e quindi è necessario chiedere delle ferie prematrimoniali al lavoro.

Il congedo matrimoniale

In linea generale, è possibile prendersi quindici giorni per un congedo matrimoniale, secondo l’articolo 1 comma 20 della legge numero 76/2016, ma il numero dei giorni può variare a seconda della discrezione del proprio datore di lavoro. Questo periodo, secondo quanto prescrive la legge, è comunque retribuito, ma si deve usufruire di questi giorni consecutivamente. Possono richiedere questo congedo anche i divorziati o i vedovi che si sposano per la seconda volta.

Se la celebrazione del matrimonio o l’unione civile avviene si sabato o domenica, questo congedo può essere preso dal lunedì successivo. Secondo quanto prevede la Corte di Cassazione, è importante che il lavoratore comunichi, con il dovuto preavviso, i giorni di ferie al proprio datore di lavoro. Non si può usufruire di questo congedo se rientra nel periodo di ferie o nei giorni di preavviso del licenziamento.

Nel caso in cui non ci si possa avvalere del congedo matrimoniale nei giorni successivi alla celebrazione della nozze, è possibile comunque richiederlo nei trenta giorni seguenti. E’ importante anche consegnare al datore di lavoro il proprio certificato matrimoniale, entro sessanta giorni dalla sua celebrazione.

Nella legge prevista, è incluso solo il matrimonio civile. Chi vuole sposarsi solo tramite il rito religioso, deve concordare le ferie prematrimoniali con il proprio datore di lavoro.

Come funziona la retribuzione

La retribuzione, nel congedo matrimoniale, viene garanti dall’INPS, tramite un assegno, pari alla somma di sette giorni di retribuzione lavorativi, che siano operai, lavoratori domiciliari, apprendisti, dipendenti di aziende o negozi, etc.

Possono richiederlo i lavoratori che:

  • contraggono un matrimonio civile o concordatario;

  • hanno un rapporto di lavoro che duri da almeno una settimana lavorativa;

  • usufruiscano del congedo matrimoniale entro i tempi previsti;

  • siano disoccupati, ma che abbiano lavorato (e possano dimostrarlo) nei novanta giorni antecedenti al matrimonio;

  • non siano sospesi da lavoro per una qualunque ragione.

Questo assegno, può essere richiesto da entrambi i coniugi, ma questi ultimi non devono essere dipendenti di aziende industriali, artigianali, agricole, cooperative, di credito, di commercio, di ente statali e locali, o di aziende che non versano contributi al CUAF (Cassa Unica Assegni Familiari). Inoltre, questo assegno viene erogato solo per chi contrae un matrimonio civile.