Con la creazione di nuove piattaforme social l’aumento di coloro che s’improvvisano esperti del settore è in continua crescita. Tralasciando le figure degli improvvisati, sono comunque davvero molti coloro che sempre più spesso decidono di dedicarsi alla professione di Social Media Manager e che decidono di seguire corsi di formazione professionali.

Nonostante si possa pensare che, come in molti lavori digitali, questo sia un settore a prevalenza maschile, la realtà racconta una storia diversa.

Recenti studi dicono che, all’interno di un’industria dell’informazione caratterizzata da una prevalenza maschile, esistono ruoli dove le donne sono in netta maggioranza: il social media management, ad esempio.

Dalle percentuali pubblicate da Payscale (sito in cui il lavoratore può inserire anonimamente i propri dati, tra cui salario e genere) è risultato che circa il 70/80% di chi lavora nel settore “Social Media Management”, è donna.

Ad avvalorare le cifre in Italia è Spidwit, azienda italiana creatrice dello strumento che aiuta chi lavora sui social media a creare strategie di contenuti di qualità. Spidwit afferma che sono maggiormente le donne a utilizzare questo strumento: il 64% contro il 36% degli uomini.

L’attività di SMM rientra nel “Pink Ghetto” secondo alcuni esperti

L’economia digitale sta completamente cambiando forma e assumendo un ruolo nuovo e anche nuovi spazi. Che sia una scelta o una propensione, pare che siano soprattutto le donne ad intrattenere i rapporti di comunicazione digitale in modo migliore rispetto agli uomini. Probabilmente, le donne hanno iniziato ad addentrarsi nella tecnologia e nel digitale per promuovere soprattutto se stesse, diventando poi delle vere esperte del settore.

Alcuni analisti hanno altre chiavi di lettura. Spiegano come quest’attività possa annoverarsi tra quelle definite come “Pink Ghetto”, ossia un lavoro da “colletto rosa”, con mansioni spesso svalutate e in cui le donne quasi sempre guadagnano meno della loro controparte maschile.

La realtà dei fatti: perché il Social Media Manager è donna e quali sono le capacità richieste

Secondo uno studio portato avanti da Duffy e dalla ricercatrice di Oxford Becca Schwartz su News Media , sono le aziende stesse a creare il divario salariale tra uomo e donna, relegando questi lavori all’universo femminile perché considerati “di contorno” e quindi legittimati ad essere meno retribuiti.

Questo studio è stato effettuato analizzando 150 annunci destinati a Social Media Manager. In questi siti come Buzzfeed, Equinox e Thrillist le posizioni ricercate richiedono skill come “sensibilità” e “gestione emozionale”. Tali attributi, generalmente associati alle donne, creano già nella domanda di lavoro stessa dei meccanismi “esca” atti alla ricerca di un pubblico femminile.
Il salario medio di queste figure si aggira intorno ai 41,000$ (sempre secondo Payscale), ma queste sono cifre che è possibile osservare in mercati come quelli americani e sono molto lontane da quelle italiane.

Gli stessi annunci in qualche modo sminuiscono la tipologia di lavoro (abbassando la conseguente retribuzione) definendo il lavoro di SMM come semplice e divertente.

In realtà il Social Media Manager deve avere grandi doti strategiche e comunicative e deve saper intuire cosa possa interessare davvero agli utenti, interagendo con loro nel migliore dei modi.

E la verità è che le donne dovrebbero tendere a queste professioni, non per una forma di ghettizzazione ma perché dotate di maggiori doti di mediazione e comunicazione. E quindi maggiormente portate a ricoprire con successo queste posizioni.

Che siano donne o meno, il mercato sta comunque dirigendosi in questa direzione e la richiesta è in continuo aumento. Anche dalle statistiche, la richiesta di figure legate ai Social Media è cresciuta in modo esponenziale e sono sempre di più le aziende e i privati che si affidano a competenze digital per dare slancio al proprio business.