Ogni 10 febbraio ricorre il ricordo dei massacri delle foibe, perpetrati dai soldati del generale Tito  in Jugoslavia negli anni conclusivi del secondo conflitto mondiale. La Giornata del Ricordo, così come è stata chiamata questa ricorrenza, si celebra in Italia soltanto dal 2005 in avanti. Per molti decenni, il tributo dovuto alla memoria di una strage che ha mietuto numerosissime vittime è stato dimenticato e non ricordato a dovere.

Si parla di circa 20mila vittime che tra il 1943 ed il 1945 sono state o recluse in campi di sterminio o barbaramente torturate ed uccise, per poi essere gettate in quelle tipiche aperture naturali che si originano nei territori caratterizzati dai fenomeni carsici.  Le rappresaglie che nell’arco di quegli anni colpirono gli italiani della Dalmazia, della Venezia Giulia, della regione istriana e della città di Fiume costrinsero numerosi nostri connazionali a compiere un esodo dal quale in moltissimi non sono mai ritornati. Si stima che furono circa 250mila gli italiani che dovettero lasciare le loro case.

Tito, instaurò un regime dittatoriale che subito si dedicò alla soppressione di ogni forma di opposizione politica, a cominciare dall’armistizio firmato l’8 settembre del 14943, e soprattutto alla soppressione dell’etnia italiana e dei fascisti, che vennero considerati nemici del popolo. Una sorta di vendetta del generale per quanto fatto dal regime nazi-fascista in quei territori. La repressione si fece più dura e feroce con l’arrivo delle forze Alleate che portarono, poi, alla liberazione. Tutto questo è stato dimenticato fino agli anni ’90  del secolo scorso, quando anche grazie la caduta del Muro di Berlino c’è stato un risveglio delle coscienze ed una riscoperta degli studi storici in tal senso.

Numerose sono le commemorazioni odierne che si terranno in diverse zone del territorio nazionale. Una riflessione sulla drammaticità di questi fatti è arrivata anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Il Giorno del Ricordo è stato istituito dal Parlamento per ricordare una pagina angosciosa che ha vissuto il nostro Paese nel Novecento. Una tragedia provocata da una pianificata volontà di epurazione su base etnica e nazionalistica. Le foibe, con il loro carico di morte, di crudeltà inaudite, di violenza ingiustificata e ingiustificabile, sono il simbolo tragico di un capitolo di storia, ancora poco conosciuto e talvolta addirittura incompreso, che racconta la grande sofferenza delle popolazioni istriane, fiumane, dalmate e giuliane (…)”.