Si ingigantisce sempre di più la questione Lombardia che coinvolge il governatore della regione Attilio Fontana. Dalle indagini del pm emergono nuove scoperte sulla questione della donazione dei camici che, però, non sembra essere mai stata approvata dalla regione. La questione si fa sempre più spinosa e Fontana risulta essere in una posizione alquanto scomoda. Alla luce dei molteplici problemi di gestione della Lombardia durante il Covid, le verità che emergono sono ancora più sconcertanti e soprattutto difficili da digerire per tutti i cittadini.

Cosa emerge dalla questione camici in Lombardia

Secondo le ultime indagini effettuate dai magistrati, non si trova alcuna delibera della regione riguardo alla trasformazione in donazione della fornitura necessaria di materiale sanitario risalente al mese di aprile. Le indagini e le richieste sono state fatte direttamente alla centrale acquisti della regione Lombardia, la Aria spa che però non possiede alcuna delibera sui 75 mila camici in oggetto.

Il direttore della Aria spa Filippo Bongiovanni, afferma che non è mai esistita alcuna delibera in merito. La Regione lombardia non ha mai accettato la trasformazione di questi dispositivi sanitari in una donazione. Donazione che invece sarebbe stata comunicata tramite mail dall’azienda del cognato di Attilio Fontana Andrea Dini, la Dama Spa.

La donazione forse mai avvenuta

La fornitura di materiale sanitario in oggetto riguarda 75 mila camici e 7 mila set sanitari, risalenti alla richiesta del 16 aprile. Di questi 49 mila camici e tutti i set che sono stati consegnati proprio fino a quel giorno. Un quantitativo notevole che ha creato non pochi problemi di gestione e che ha portato all’approfondimento dell’indagine.

Non sembra esistere infatti un atto formale e necessario che parli di questa donazione e che la trasformi in tale. L’unico riscontro presente è una sola mail di Bongiovanni ad Andrea Dini, in cui è presente la conferma di ricezione del materiale. Una mail puramente di cortesia che non può essere intesa come valida per l’assenso alla donazione. Occorreva infatti una formalizzazione di questa modifica del rapporto commerciale che attestasse la donazione.

Al momento, dunque, quella fornitura non risulta essere per nulla una donazione. Di conseguenza Dini dovrebbe fornire alla Regione Lombardia i 25 mila camici rimanenti. E’ infatti proprio su questa mancanza che si fonda l’ipotesi di reato di “frode in pubbliche forniture”. Al momento però le indagini sono ancora in corso e si cercano eventuali riscontri che possano confermare la trasformazione.

Sicuramente è molto curioso il fatto che Andrea Dini, al momento, sembra aver deciso di mettere a disposizione dell regione i 25 mila camici. Quello che di fatto dovrebbe essere un atto dovuto. Le indagini proseguono e per Fontana non sembrano esserci affatto nuove buone novità all’orizzonte. La gestione della situazione nella Regione Lombardia non è stata affatto all’altezza. Alla luce dei nuovi riscontri, sembra anche essere molto più grave del previsto.

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