E’ di nuovo nella bufera Marie Le Pen, accusata per aver pubblicato foto di contenuto estremamente violento che ritraevano alcuni omicidi commessi dallo Stato Islamico.

La leader del Front National rischia fino a tre anni per aver condiviso simili atrocità sui social e per aver istigato all’odio e al razzismo con questa tipologia di immagini così cruda e violenta.

La Le Pen è iscritta nel registro degli indagati per aver condiviso e divulgato via Twitter, nel dicembre del 2015, immagini che ritraevano lo scempio e le atrocità commesse dallo Stato Islamico che, secondo un giudice di Nanterre, la dovrebbero portare ad una condanna di almeno tre anni.

Quali sono i fatti?

Il capo di imputazione è la “diffusione di immagini violente” che, attraverso il social network, avrebbero allargato la cerchia di sostenitori dell’estrema destra della Le Pen e avrebbero istigato moltissimi soggetti a rischio a commettere azioni altrettanto violente per rivendicare quelle atrocità.

Le immagini furono postate dalla Le Pen in risposta ad un giornalista che avrebbe paragonato il suo Front National all’Isis, mostrando in tutta la loro atrocità corpi martoriati e decapitati, tra cui quello dell’americano James Foley.

Questa accusa potrebbe portare alla Le Pen una condanna che ammonta fino a tre anni di reclusione e al pagamento di una cifra che si aggira intorno ai 75 mila euro oltre che la revoca dell’immunità parlamentare di cui godeva in veste di europarlamentare.

La Le Pen dal canto suo ha semplicemente commentato dicendo che, se si fosse trovata in un altro paese probabilmente sarebbe stata insignita di una medaglia al valore civile, probabilmente dimenticando che un paese che si ritiene davvero civile non dovrebbe possedere candidati ed esponenti politici che , invece di condannare ogni tipo di violenza, la paragonano alla loro fomentando, di fatto, l’odio e il razzismo verso anche chi con questo tipo di violenze non c’entra nulla.

 

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