Da qualche giorno una delle notizie che piú tiene banco è di certo la chiusura della fabbrica dolciaria Pernigotti di Novi Ligure. I lavoratori da un giorno all’altro si sono trovati a fronteggiare questa terribile situazione senza nessun preavviso e adesso vogliono risposte.La fabbrica italiana era stata acquisita qualche tempo fa da una societá turca, la Toksoz. La situazione di Pernigotti, cone purtroppo molte altre realtá italiane, non era delle piú fiorenti. Tuttavia la produzione, seppur piú bassa rispetto agli anni precedenti non sembrava destare preoccupazioni. Invece i lavoratori da un giorno all’altro, la scorsa settimana si sono trovati senza lavoro con la fabbrica chiusa.

La situazione di Pernigotti, inizialmente, sembrava una delle tante che purtroppo il nostro paese ha dovuto fronteggiare in questi anni. I lavoratori troppo spesso negli ultimi anni si sono trovati a fronteggiare questa imprevista situazione di emergenza che, spesso, si è risolta nel peggiore dei modi.

Tuttavia se per altre realtà la problematica era di tipo produttivo, per Pernigotti, le cose non sembrano stare esattamente cosí. Pare infatti che dietro alla chiusura ci sia una volontá di spostare la sede della produzione all’estero. In questo spostamento, però, non sarebbero inclusi gli operai. La situazione reale è da chiarire ma pare che le intenzioni siano piú o meno queste. I lavoratori che da un giorno all’altro si sono trovati senza lavoro hanno deciso di compattarsi e di rispondere duramente e con tutte le carte a loro disposizione a questo avvenimento.

La risposta dei lavoratori Pernigotti

Proprio nelle scorse ore i lavoratori hanno rivolto la loro richiesta e il loro grido d’aiuto al Presidente della Repubblica Mattarella.

I lavoratori chiedono un salvataggio del loro lavoro e di un’azienda dolciaria che ha fatto e sta ancora facendo la storia italiana. I prodotti Pernigotti vengono esportati in tutto il mondo e l’eccellenza raggiunta dagli artigiani italiani è superiore a qualsiasi altra.

I lavoratori lasciati a casa da un giorno all’altro sono 100. Cento famiglie che da un giorno all’altro si sono trovate in una situqzione di difficoltá pur avendo sempee difeso e lavorato per un marchio italiano di prestigio.

In campo sta scendendo anche la Regione Piemonte che sta pensando ad una acquisizione del marchio per poter salvare la fabbrica.

Purtroppo le tempistiche e le trattative saranno lunghe e nel frattempo 100 famiglie richiano di passare un pessimo Natale con una previsione futura ancora peggiore.

Salvare la fabbrica Pernigotti, come molte altre fabbriche, è soprattutto un dovere. È necessario salvare le nostre fabbriche e cercare di creare una rete che possa salvaguardare i lavoratori e rilanciare la nostra economia.

La situazione non è per nulla facile e il risultato per nulla scontato. Quello che è certo è che si sta lavorando per salvare l’ennesimo patrimonio italiano che sta andando perso insieme alla sorte di cento famiglie che ad oggi non hanno prospettiva.

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