Piersanti Mattarella, fratello maggiore del dodicesimo presidente della Repubblica, è stato un politico italiano, assassinato da Cosa Nostra nel 1980. Ma perché venne ucciso? Cosa si sa della sua vita?

La sua biografia

Secondogenito di Bernardo Mattarella, esponente della Democrazia Cristiana, e sua moglie Maria Bucellato, Piersanti nacque il 24 maggio 1935 a Castellamare del Golfo (Trapani), dopo un’educazione religiosa e l’attività nell’Azione Cattolica, entrò a far parte della Democrazia Cristiana, dove iniziò la sua carriera politica.

Nel 1964 divenne consigliere comunale di Palermo, quando ci fu lo scandalo del Sacco di Palermo, il boom edilizio che cambiò radicalmente la città, ed alle elezioni del 1967 fu eletto deputato regionale. Importante, negli anni Settanta, quando divenne assessore della Regione Sicilia, fu il suo rapporto con Aldo Moro, che divenne il suo punto di riferimento nella politica nazionale. I due stabilirono un legame di amicizia e all’epoca del rapimento di Moro, secondo Leoluca Orlando, Mattarella si dimostrò preoccupato e temette che per il suo amico fosse finita, così come era finita anche per loro.

Nella sua vita privata si sposò con Irma Chiazzese, sorella di Marisa, che divenne moglie a sua volta del fratello di Piersanti, Sergio Mattarella, ed i due ebbero due figli, Maria e Bernardo.

L’assassinio di Mattarella

Mattarella venne eletto presidente della Regione nel febbraio del 1978, ricevendo l’appoggio anche del Partito Comunista Italiano. Già dall’inizio, il presidente dichiarò di volervi impegnare in diverse riforme, cominciando con la creazione di un Comitato della programmazione, che riuniva deputati regionali ed esperti della società civile, per prendere misure di razionalizzazione politico-amministrativa, e si concentrò anche sulle leggi urbanistiche e provvedimenti per eliminare la disoccupazione.

Più di tutto, fu importante il suo impegno per la lotta contro la mafia, d’accordo con Pio La Torre, e già il fatto che due esponenti di partiti diversi fossero uniti contro Cosa Nostra era un forte segnale. Pietro Grasso, in un suo libro, affermò che Mattarella stava provando un progetto politico rivoluzionario, per moralizzare anche la vita pubblica, e per questo la Sicilia si doveva mostrare “con le carte in regola”, e tale cambiamento prevedeva anche delle modifiche nel sistema degli appalti pubblici, che non erano mai stati effettuati prima sull’isola.

Il presidente venne ucciso dalla mafia il 6 gennaio 1980, mentre stava per recarsi a messa con la moglie, la suocera e la figlia, sedute in auto con lui. Il sicario lo uccise e ferì sua moglie, ed il primo ad accorrere fu suo figlio Bernardo e poi il fratello. Le indagini dell’omicidio, poi, sono andate avanti con lentezza, e l’assassino, Valerio Fioravanti, venne arrestato l’anno seguente, ed oltre che per l’omicidio di Mattarella, per cui venne processato nel 1992, fu condannato per altri reati ad otto ergastoli, ma nel 1999 gli venne concessa la semilibertà, con l’obbligo di ritornare in cella la sera. Sembra che tra chi decise di uccidere Mattarella, ci fu anche Giulio Andreotti, ma ci sono ancora delle ombre sul suo ruolo in questa vicenda.

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