Certamente uno dei più grandi problemi del nostro tempo è l’inquinamento ambientale.

L’inquinamento ambientale, a tutti i livelli, porta ad un progressivo mutamento globale a livello climatico e non solo.

L’utilizzo spasmodico e incontrollato di elementi nocivi e materiali non biodegradabili sta portando l’inquinamento a livelli davvero molto preoccupanti che, se non fermati, rischiano di danneggiare l’ambiente in modo irreparabile.

Già ora i mari, le campagne e anche le città risentono dell’inquinamento atmosferico da polveri sottili e dall’utilizzo di altri materiali nocivi.

Uno dei materiali più nocivi che esistono e di uso molto comune è di certo la plastica.

La plastica è un materiale non biodegradabile che impiega circa 1000 anni per essere completamente smaltito e riconvertito e, di conseguenza, è uno dei principali inquinanti del mondo.

Le misure preventive

Dopo molti anni in cui si è utilizzata la plastica senza preoccuparsi delle conseguenze, ad oggi, si sta cercando di correre ai ripari per cercare di arginare una situazione molto molto critica.

I mari sono molto inquinati e la plastica è spesso la causa della morte di moltissimi pesci che la ingeriscono e non riescono ad eliminarla.

Ad oggi qualcosa di concreto e molto importante è già stato fatto come, ad esempio, la raccolta differenziata.

La raccolta differenziata è un primo passo per cercare di recuperare tutta la plastica possibile per poterla riutilizzare e quindi non smaltire inquinando l’ambiente.

L’obiettivo, infatti, è proprio quello di non creare più plastica nuova ma di andare progressivamente in smaltimento con quella già esistente riutilizzandola il più possibile.

Sicuramente il passo successivo e più importante è quello di eliminarla completamente sostituendola con la cosiddetta “plastica biodegradabile”, costituita in materiali degradabili naturalmente.

Da circa una quarantina di anni a questa parte, però, il vero obiettivo è stato quello di trasformare la plastica in qualcosa di utile come il carburante.

Considerando che il carburante fossile, oltre ad essere molto inquinante man mano finirà, è necessario trovare fonti alternative.

La plastica come risorsa

Lo scopo è appunto quello di limitare le emissioni di CO2 in atmosfera utilizzando la plastica al posto dei carburanti fossili.

La plastica può trasformarsi in carburante attraverso un processo chimico chiamato pirolisi.

La pirolisi è un processo che avviene ad altissime temperature e consente di spezzare le catene molecolari del prodotto in plastica che perde la sua caratteristica rigidità.

Questo è un processo che avviene in carenza di ossigeno, evitando in questo modo le emissioni nocive in atmosfera.

Questa tipologia di sperimentazione sta avvenendo in molte parti del mondo come Stati Uniti, Asia e in alcuni stati europei.

In Italia si pensa di partire con la sperimentazione già dal 2019.

Grazie a questa tecnologia è possibile impedire la costruzione di nuove discariche che vanno a versare nel terreno ogni anno migliaia di tonnellate di plastica non biodegradabile.

L’inquinamento si ridurrebbe di moltissimo favorendo il ritorno ad un ecosistema bilanciato e sano.

Lo smaltimento è di certo uno dei temi centrali che sta a cuore a tutto il mondo e che ogni paese deve fronteggiare.

Per poter salvaguardare il pianeta è necessario trovare alternative green ed ecocompatibili.

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