Probabilmente non moltissimi di noi conoscono Agnolo Poliziano. Poliziano fu il più celebre poeta della cittadina toscana di Montepulciano molto apprezzato anche alla corte di Firenze. Poliziano visse nel periodo di più grande splendore di Firenze, la corte dei Medici.

Vita del Poeta di Montepulciano

Agnolo Poliziano è lo pseudonimo di Angelo Ambrosini, poeta nato nel 1454 in quel di Montepulciano. Il nome che prese come pseudonimo deriva dal paese d’origine Mons Politianus, che non è altro che Montepulciano in lingua latina. Egli fu non solo poeta apprezzato ma anche stimato filologo italiano e umanista.

Nonostante qualcuno forse non sappia chi sia, poliziano, fu uno dei più importanti poeti del suo secolo e rappresentò il centro nevralgico del circolo di intellettuali della più importante corte del rinascimento, la corte dei Medici di Firenze. Poliziano lavorava e viveva alla corte proprio del più illustre esponente della famiglia dei Medici, Lorenzo il Magnifico.

Egli fu un autore molto prolifico di opere in latino ma anche in greco e in volgare. Da uomo di profonda cultura quale era, conosceva tutte le lingue e raggiunse una tale competenza in filologia da migliorare continuamente il suo stile già notevole. Con lui lo studio e la ricerca non riguardarono più solamente un ambito civile, politico e soprattutto collettivo. Poliziano ebbe la capacità di espandere questo concetto e di spostarlo sul singolo individuo, affermando l’importanza dello studio di ognuno.

Opere di Agnolo Poliziano

Poliziano ebbe la possibilità di dedicarsi allo studio e alle arti letterarie per tutta la vita proprio grazie al supporto di Lorenzo De’ Medici. La sua fu una produzione letteraria molto prolifica e apprezzata. Fu addirittura segretario dello Studio Fiorentino. Il suo era u ruolo sempre più importante alla corte dei Medici e di Lorenzo che lo ricompensò proprio con la libertà nei suoi studi.

La sua più celebre opera è probabilmente l’Orfeo. Questo è un componimento teatrale che utilizza una struttura metrica definita “metro vario”. Anche in questo caso, l’autore, volle dimostrare la sua padronanza e bravura nella stesura di questa opera.

Questo è considerato anche uno dei primi poemi teatrali per così dire “profani”, ovvero che non si occupavano di rappresentazioni sacre ma di una favola e di un mito molto antichi. Il mito dell’amore tra Orfeo ed Euridice si perde agli albori della letteratura greca e la scelta è stato di certo un azzardo molto ripagato, sia per la dimostrazione di bravura, sia per l’accoglienza ricevuta.

L’opera ebbe un discreto successo alla corte, nonostante nel tempo siano stati fatti diversi “tagli” alla stesura originale. Il poema, infatti, era in molte parti misogino e dunque fu in parte riveduto e corretto, in particolar modo a seguito della Controriforma. In ogni caso questo è un esempio davvero alto della bravura di Agnolo Poliziano ancora oggi apprezzabile.

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