Per i soggetti protestati e per coloro che hanno subito un recente pignoramento o protesto, è difficile ottenere un prestito o un finanziamento.

Spesso e volentieri, questi soggetti sono ritenuti non bancabili e non meritevoli di ottenere un ammontare di denaro utile per acquistare un’auto o realizzare un piccolo sogno o per ottenere liquidità.

Ricercare un prestito per i protestati non è semplicissimo, ma ad ogni modo, non tutto è perduto. Scopriamo in questa guida come fare per ottenere un prestito per protestati e quali sono le soluzioni reperibili sul mercato. 

Prestiti protestati: cosa sono?

I prestiti per i soggetti protestati sono finanziamenti che vengono erogati nei confronti di tutti coloro che hanno subito un protesto.

Il protesto non è altro che un atto pubblico redatto da un notaio, attraverso il quale viene attestato il mancato adempimento del titolo di credito (cambiale e/o assegno) da parte del debitore.

La levata del protesto può essere effettuata da un ufficiale giudiziario nei casi in cui un debitore si rifiuta di pagare un’obbligazione assunta. L’inadempiente viene iscritto nel registro informatico dei protesti.

Una volta subito il protesto, si va incontro ad una serie di conseguenze non di poco conto:

  • rischio di subire un pignoramento dei beni da parte del creditore,
  • addebito degli interessi di mora,
  • sanzione amministrativa piuttosto onerosa,
  • pubblicazione sulle banche dati.

I soggetti creditori, dinanzi alla richiesta di un prestito da parte di un istante, accedono alle banche dati per poter valutare il merito creditizio e l’affidabilità.

Questo non deve portare a ritenere erroneamente che i protestati non possano accedere al mercato creditizio in alcun modo.

Con la crisi economica, molte banche, agenzie in attività finanziaria e mediatori creditizi si sono specializzati sempre di più nell’offerta di prestiti a soggetti poco “affidabili” dal punto di vista creditizio.

Ci sono diversi prodotti creditizi che consentono ai protestati e ai pignorati di accedere al mercato del credito e di beneficiare di un capitale finanziario per realizzare i propri bisogni personali.

Si può, infatti, valutare la possibilità di richiedere la sottoscrizione di una cessione del quinto sullo stipendio, se l’istante è un lavoratore assunto con contratto di lavoro a tempo indeterminato o determinato (settore pubblico e/o privato).

Nel caso in cui il lavoratore sia autonomo, libero professionista, titolare di Partita IVA o soggetto disoccupato, si possono valutare i finanziamenti senza cessione del quinto.

Procediamo con ordine e analizziamo le differenze intercorrenti.

Cessione del quinto dello stipendio per protestati

I protestati assunti con contratto di lavoro a tempo determinato e/o indeterminato che abbiano necessità di un prestito, possono richiedere la sottoscrizione di una cessione del quinto dello stipendio.

Si tratta di una forma di finanziamento che prevede la possibilità di restituire il debito attraverso l’automatica trattenuta delle rate direttamente in busta paga.

È il datore di lavoro che provvede ogni mese a trattenere direttamente la rata dalla retribuzione mensile. Per questo, lo stipendio funge da garanzia.

Per sottoscrivere una cessione del quinto, è necessario presentare la domanda di richiesta a cui si deve allegare una copia della documentazione di identità in corso di validità, codice fiscale e bolletta utenza per verificare il domicilio fiscale.

Una volta presentata l’istanza, il consulente creditizio (banca, agenzia in attività finanziari) avvierà un iter di “istruttoria” che si concluderà con l’esito positivo o il rigetto della domanda di cessione.

Nella maggior parte dei casi, basta presentare il certificato di stipendio per attestare la capacità di onorare l’obbligazione assunta.

Per quanto concerne il pagamento della rata mensile, essa corrisponde al quinto (20%) della retribuzione mensile percepita. Sarà il datore di lavoro a effettuare la trattenuta automatica diretta sullo stipendio, la quale viene versata alla banca finanziatrice.

Per quanto concerne la durata della cessione del quinto dello stipendio per soggetti protestati, essa può arrivare fino a 120 mesi, 10 anni.

Il contratto di cessione del quinto è obbligatoriamente legato alla necessità di sottoscrivere un contratto di assicurazione che tutela la banca erogatrice.

Finanziamenti senza cessione del quinto per protestati: il prestito cambiario

Per i lavoratori autonomi o i soggetti disoccupati che non possono sottoscrivere una cessione del quinto dello stipendio, è possibile valutare l’accensione di un prestito con cambiali.

Si tratta di un finanziamento non finalizzato e a tasso fisso, garantito da un titolo di credito rimborsabile attraverso il pagamento di cambiali con scadenza mensile.

Le tempistiche per richiedere un prestito cambializzato sono piuttosto rapide. Le cambiali sono titoli esecutivi che vengono sottoscritte dal debitore/protestato al momento dell’erogazione del denaro.

La cambiale rappresenta lo strumento di pagamento ma anche la garanzia: il titolo di credito conferisce al creditore la possibilità di avviare una procedura di pignoramento dei beni del debitore.

Per ottenere un prestito con rilascio di effetti cambiari, è necessario che il protestato si rivolga a società finanziarie o a mediatori creditizi.

Solitamente, con la sottoscrizione di un prestito cambiario, si può ottenere l’erogazione di un capitale finanziario compreso tra un minimo di 1.500 euro fino a un massimo di 30.000 euro, da restituire obbligatoriamente entro dieci anni.

È possibile che certe finanziarie possano richiedere ulteriori garanzie oltre alla sottoscrizione delle cambiali: presenza del fondo del TFR, l’intervento di un terzo garante o ancora il possesso di un immobile.

Rispetto alla cessione del quinto, i prestiti cambializzati per protestati prevedono l’applicazione di un tasso d’interesse più oneroso.

 

 

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