Nel 2021 la media delle donne vittime di femminicidio sono state 103, e molte di esse, come si può sentire dai telegiornali, sono anche madri, e la domanda che sorge spontanea è che aiuti vengono dati ai loro figli. Nel maggio 2022 è nato il progetto Airone, indirizzato proprio a questi bambini. Ma cosa si sa di esso?

Il trauma

Per un bambino, il trauma dovuto al femminicidio della madre non inizia certo con la morte di quest’ultima: essi, infatti, sono costretti ad osservare anche ciò che porta all’omicidio, ovvero gli abusi fisici e psicologici che il genitore fa all’altro. L’impatto sulla loro psiche lascia segni profondi, difficili da rimarginare.

Nel libro Favole da incubo, le autrici, Roberta Bruzzone ed Emanuela Valente (l’una criminologa e l’altra giornalista), hanno riportato storie di femminicidi ed un capitolo è proprio dedicato ai figli di queste donne uccise, e molti sembrano acquistare un poco di serenità una volta entrati in una nuova famiglia o, comunque, se vengono allontanati dall’ “orco”, ma il trauma di questa “violenza assistita” rimane, e i media e le istituzioni sembrano sempre dare poco spazio a questa problematica.

Il progetto Airone

Questo progetto è uno dei quattro selezionati dal bando “A braccia Aperte”, promosso dall’Impresa Sociale Con I Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa, ed il suo programma prevede la prevenzione, l’assistenza e la presa in carico e cura degli orfani di femminicidio del centro Italia, ossia per le regioni di Lazio, Toscana, Abruzzo, Marche, Molise ed Umbria. Tra le associazioni che aderiscono a questo progetto ci sono Il Giardino Segreto (associazione no profit che si occupa della tutela dei bambini), l’Unicef, le Università La Sapienza, LUMSA Università degli studi dell’Aquila, Consorzio Universitario Humanitas e l’Università degli Studi di Firenze, le Regioni, il Policlinico Umberto I di Roma, etc. Madrina del progetto è Cristiana Capotondi.

Al centro di tale progetto ci sono i bambini delle donne vittime di femminicidio, a cui si cercano delle nuove famiglie o si fornisce assistenza ai familiari che li crescono. Importante è che il minore continui a proseguire gli studi e a coltivare le sue passioni, come il teatro, la musica e la danza. Ciò, secondo chi promuove il progetto, dovrebbe riaccendere in queste giovani vittime la speranza per il futuro e continuare a coltivare i rapporti con gli altri, riacquistando così un po’ della serenità perduta.

Sono quattro le linee di intervento di questo progetto, ovvero:

  • la presa in carico integrata, tempestiva e individualizzata degli orfani basata su linee guida omogenee a livello nazionale, in modo che possano beneficiare delle attività del progetti bambini e giovani fino a ventuno anni;
  • garantire una rete di professionisti competenti su cui poter contare a breve o lungo termine, come gli psicologici;
  • garantire misure di supporto che aiutino la famiglia affidataria nella relazione con l’orfano, e le sue esigenze materiali;
  • promuovere una conoscenza diffusa di prevenzione per contrastare la violenza domestica, in modo da aiutare in anticipo i minori.
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