Negli ultimi giorni l’applicazione per riprodurre musica più utilizzata del mondo, Spotify, è stata messa sotto accusa.

Spotify, infatti, qualche giorno fa aveva avuto un down durato all’incirca un’ora in cui ha smesso di funzionare.

Cosa è accaduto?

Spotify nell’ora di down ha bloccato tutti gli account che fino a quel momento avevano navigato gratuitamente e quindi illegalmente.

Questo riproduttore musicale, infatti, ha smesso di funzionare solo per gli utenti non regolarmente abbonati.

Per tutti gli altri utenti, che hanno sempre pagato per il servizio, non ci sono stati problemi di alcun tipo.

Gli account sotto attacco non sono stati semplicemente bloccati ma completamente eliminati dall’applicazione.

La versione premium utilizzata è stata completamente eliminata, con conseguente eliminazione degli account.

Spotify è sicuramente l’applicazione più utilizzata al mondo ma non di certo l’unica.

Negli ultimi giorni, infatti, si è verificata una  vera e propria  di account verso riproduttori musicali differenti.

Quali sono le alternative a Spotify?

Le alternative all’applicazione Spotify sono moltissime e alcune assolutamente valide.

Il problema di molti riproduttori musicali è la pubblicità che, di certo, non aiuta la riproduzione ma, anzi, ne peggiora molto i contenuti.

Ascoltare musica di buona qualità senza avere banner pubblicitari che interferiscano continuamente è quasi completamente impossibile.

Gli utenti più abili tendo ad hackerare i vari sistemi e ad utilizzare versioni premium senza banner pubblicitari aggirando i divieti.

Questo con Spotify è successo per molto tempo e moltissimi utenti hanno visto bloccarsi l’account senza preavviso.

Quali siano i nuovi sistemi di protezione di Spotify non è dato sapere ma è probabile che gli hacker più abili siano in grado di aggirare anche quelli.

Sicuramente con un’applicazione crackata non si riusciranno ad avere tutte le funzionalità a livello ottimale.

Soprattutto per un riproduttore musicale, dove il suono è fondamentale, ha poco senso hackerare il sistema per poterne usufruire.

Probabilmente la scelta di molti utenti è stata quella di “migrare” verso altre applicazioni gratuite; molti hanno deciso di rimanere aggiornando l’account con la versione a pagamento.