Quando Isaac Asimov negli anni ’50 ha iniziato a parlare di robotica tramite i suoi libri, il più celebre “Io Robot” a molti questa disciplina era sconosciuta.

Nonostante gli elementi di certo fantascientifici con cui Asimov infarciva i suoi libri, il concetto primario di robotica non è distante da questa nostra realtà.

Asimov è stato in qualche modo il precursore di questa mentalità e dell’uso della tecnologia che l’uomo ne avrebbe fatto in futuro e ne ha in qualche modo anche intuito le possibilità e i difetti.

La robotica, come la intendiamo oggi, è una scienza a più livelli che si occupa di sviluppare e progettare a tutti gli effetti i robot.

Questa scienza è interdisciplinare perché coinvolge moltissimi aspetti e moltissimi studi per poter raggiungere la costruzione di un robot.

Cosa intendiamo per robot

Con la parola robot molto spesso intendiamo i robot antropomorfi ma, in realtà, tutte le macchine meccanizzate ad alta tecnologia sono dei robot.

Sicuramente Asimov e, dopo di lui, i moltissimi film in cui sono presenti androidi antropomorfi hanno aiutato l’immaginario collettivo a rintracciare questa immagine di robot che, però, non sempre corrisponde alla realtà.

Con Robot si indica molto più spesso una macchina progettata con le tecnologie più avanzate che, in qualche modo, si sostituisce agli esseri umani e prende il loro posto in molte attività.

Inizialmente la robotica è nata come branca collaterale dell’ingegneria meccatronica che mescola moltissime discipline anche molto diverse tra loro.

Se meccanica e biologia sembrano scienze sostanzialmente diverse fra loro, a conti fatti, nella robotica non è affatto così.

Nella robotica sia la biologia che la meccanica sono due aspetti fondamentali che devono collaborare tra loro e trovare un punto di incontro.

È importante non dimenticare che a discipline più meccaniche che servono per l’automazione è importante associarne altre.

In particolar modo sono fondamentali la psicologia e la linguistica che devono essere in grado di far comunicare con l’esterno l’androide.

Per psicologia non si intende l’insieme di emozioni e di “pensieri” che comprendono una situazione e agiscono di conseguenza.

Un robot non è in grado di provare emozioni da se ma deve essere programmato per farlo.

Se la programmazione risulta essere adeguata, gli umanoidi, saranno in qualche modo in grado di sostituire per alcuni versi le persone vere.

Il termine Robot deriva da “robota”, parola di etimologia ceca che risale agli anni ’20 ed entrata nell’uso comune proprio grazie ad Asimov.

Il Robot è stato definito “manipolatore polifunzionale” dal Robot Institute of America e cioè come colui in grado di eseguire differenti mansioni grazie alla programmazione di una serie di movimenti.

Robot industriali

Lo studio della robotica è stato anche e soprattutto molto utile da un punto di vista meccanicistico industriale per poter aiutare l’uomo nel lavoro.

I robot di ultima generazione hanno sostituito quasi in tutto e per tutto il supporto umano nella costruzione in impianti industriali.

Sempre più spesso si sente parlare di bracci meccanici robotizzati in grado di effettuare i lavori per l’uomo più usuranti semplicemente essendo guidati da un software programmato ad hoc.

Esiste anche un’altra categoria quella dei “cobot” ovvero tutti quei robot che affiancano il lavoro umano.

I cobot aiutano e non mettono in pericolo i colleghi umani perché dotati di particolari sistemi di sicurezza particolarmente efficienti.

Se da un certo punto di vista l’aiuto dei robot è fondamentale, dall’altro, la paura che un giorno essi possano completamente sostituire il lavoro umano esiste.

Tuttavia, per programmare un robot, serve comunque un cervello umano perché esso da solo non basta.

Un robot da solo non è in grado di programmare e programmarsi e, di conseguenza, il supporto umano è imprescindibile in qualunque campo.