La questione del salario minimo, negli ultimi tempi, è stato oggetto di riforma da parte dell’Unione Europea. Ma come quest’ultima intende modificarlo? Cosa ne pensano i politici italiani?

Dove e come si applica il salario minimo

Il salario minimo è la soglia fissata da ciascun datore di lavoro, e quest’ultimo non può scendere sotto una certa somma per pagare i lavoratori. Essa è stabilita, generalmente, nei contratti collettivi, per ogni categoria di lavoratori. Sono ventuno (su ventisette) i paesi dell’Unione Europea in cui esiste attualmente, ed attualmente non è presente in Italia, Austria, Svezia, Danimarca, Finlandia e Cipro. Negli altri paesi, esso può andare dai 332 ai 1775 euro, e ciò crea delle disuguaglianze.

In Italia, paese in cui il salario minimo non è previsto, si stanno discutendo delle proposte per portarlo al 50 o 60 % del salario medio loro. Nel settore privato, esso potrebbe ammontare a una cifra media di 9 euro all’ora. Nel Bel Paese, secondo i dati, adesso sono 4,6 milioni i lavoratori che ricevono meno di 9 euro al meno, nel settore privato, tra gli operai agricoli e quelli domestici. Se si porta il salario minimo a 9 euro l’ora, i lavoratori potrebbero arrivare a guadagna quasi otto miliardi e mezzo in più, ma bisogna ancora capire come potranno, in seguito, essere calcolati i contributi, le tredicesime ed il TFR.

Gli aggiornamenti dell’Unione Europea

La presidente Von der Leyen, in merito al salario minimo, ha dichiarato che promuoverli tutelerebbe la dignità del lavoro, ed il Consiglio europeo sembra essere favorevole a tale direttiva, ma si limiterà a stabilire procedure per assicurare l’adeguatezza di questi salari dove esistono. Gli stati membri dell’Unione Europea, che hanno già nel loro ordimento il salario, quindi, dovranno solo aggiornarlo, ed il Consiglio ed il Parlamento europeo hanno stabilito che si dovrebbero aggiornare almeno ogni due o quattro anni.

In Italia, il dibattito sul salario minimo è ancora un tema acceso, che sembra dividere la maggioranza, che sostiene il governo di Mario Draghi. Il Movimento 5 Stelle spinge per approvarlo, in tempi brevi, secondo quanto dichiarato in un’intervista da Giuseppe Conte, ed anche il PD la ritiene una questione fondamentale, così come il ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Anche il leader della Lega, Matteo Salvini, rispondendo ad un’intervista, sembra essere favorevole, se si abbassano le tasse così da aumentare gli stipendi ai lavoratori.

Chi mostra delle perplessità è l’Uil. Sebbene anch’essi siano favorevoli al salario minimo, si sono dimostrati preoccupati per dei tipi di contratto, e bisogna capire quali potrebbero valere e quali no, e Confindustria, sebbene sia neutrale sulla questione del salario minimo, spera che la riforma inerente ad essa non annulli dei contratti collettivi nazionali. L’Unione Europea, tuttavia, sembra non voler obbligare l’Italia ad adottare il salario minimo.

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