Namasté è la parola sanscrita più sentita e più utilizzata in occidente.
Chi pratica yoga accoglie le persone pronunciando questa parola con le mani giunte.
Namasté è un saluto in lingua hindi che si adotta sia quando ci si incontra che quando ci si saluta.
La simbologia e la storia di questo gesto sono ricche di significati davvero affascinanti.

La storia del saluto a mani giunte

Namasté ha più di 3000 anni di storia senza un’origine ben precisa.
Il significato letterale è “mi inchino a te” come a voler riconoscere la divinità presente in ognuno di noi.
Si giungono le mani all’altezza del cuore e si fa un inchino accennato col capo.
L’unione dei palmi delle mani sul petto sono un Mudra, ovvero una posizione yogica delle dita.
Nello yoga infatti ci sono diversi centri energetici sparsi in tutto il corpo, che vengono stimolati da alcune posizioni.
I Mudra sono in grado di agire sia a livello mentale che fisico.
E’ tipicamente indiano, ma ormai è arrivato ad essere praticamente globale, grazie all’importazione dello yoga in occidente.
Una variante del saluto è partire con le mani unite all’altezza della fronte, dove c’è il terzo occhio, e scendere fino al cuore.
Questa ultima versione è tipica del Saluto al Sole e alla Luna.

Simbologia

Le mani giunte rappresentano spirito e materia che si uniscono. E’ una posizione che riporta equilibrio e che esprime quando questi due piani siano concatenati.
Un esempio è un detto buddista che dice “batti le mani e ora chiediti: quale mano ha prodotto il rumore? La mano destra o la mano sinistra?”
Ovviamente è impossibile dare una risposta perché a produrre il suono sono tutti e due i palmi insieme.
Spirito e materia sono inscindibili, così come dimostra il namasté.
Qui i due emisferi del cervello vengono congiunti per riportare equilibrio nella mente.
Il petto rappresenta la terra, ed è per questo che le mani si trovano a quell’altezza.
Nel caso della variante che parte dal terzo occhio, il significato è ancora più profondo.
Il simbolismo di questa sequenza esprime come la mente sia assoggettata al cuore.
Ecco perché si esegue nel saluto alle divinità del Sole e della Luna.
La nostra razionalità viene messa da parte in favore della nostra anima.

In India

Nel paese d’origine il namasté viene eseguito con qualche differenza a seconda della regione.
Anche le persone che si incontrano hanno una riverenza diversa a seconda della cultura.
Per esempio, la variante “namaskar” esprime rispetto e viene usata spesso verso gli anziani.
Il saluto a mani giunte viene usato anche prima di entrare nei templi in onore delle divinità.
In pratica il divino sta ovunque, dentro e fuori di noi, un concetto che per gli occidentali non è chiarissimo da comprendere.

Noi siamo abituati per cultura religiosa a separare il divino dalla persona, ma India non è così, perché gli dei permeano ogni cosa. Da noi il namasté viene usato principalmente da chi pratica yoga o ayurveda, difficilmente si vede questo saluto in altri ambiti.

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