Sono passati 26 anni dalla strage di Via D’Amelio dove perse la vita il magistrato Paolo Borsellino con gli uomini della sua scorta e ancora non si è fatta chiarezza.

Il mistero non solo pare non essersi affatto risolto, ma pare infittirsi ancora di più.

Ormai non si parla solamente di congetture ma di vere e proprie certezze sull’occultamento e falsificazione di prove.

L’occultamento della verità pare essere ormai un dato certo che attende solo che questa tragica vicenda possa essere davvero messa in luce nel modo corretto.

I depistaggi sul caso Borsellino

A partire dalla sparizione dell’agendina rossa che, secondo le ultime indagini, avrebbe contenuto alcuni indizi che Borsellino aveva trovato.

Gli scritti pare comprendessero supposizioni sull’omicidio di Giovanni Falcone.

In seguito ha contribuito al depistaggio anche l’occultamento di molte altre prove e le testimonianze di falsi pentiti.

Aver ricostruito ad hoc tutta la scena grazie a falsi pentiti d’accordo con le forze dell’ordine ha sviato le indagini dalla verità.

Per anni si è brancolato nel buio e si sono seguite false piste che non han portato a nulla.

La morte di Borsellino arrivata a pochi mesi di distanza da quella di Falcone ha dato il via all’apertura di moltissime indagini rimaste irrisolte proprio per falsa testimonianza.

Il fatto che per la prima volta una sentenza certifichi la presenza di prove false e sconfessi tutte le precedenti versioni è un fatto clamoroso e decisamente inquietante.

Il fatto che ci siano stati depistaggi interni alle forze dell’ordine stesse che avrebbero dovuto garantire la ricerca della giustizia è del tutto sconcertante.

La sentenza della corte di Caltanissetta

La sentenza arrivata nel 2017, infatti, ha in qualche modo fatto giustizia per coloro che erano stati ingiustamente condannati a causa delle false prove.

Le due condanne all’ergastolo e due per calunnia arrivate però così tardivamente, non mettono fine a questa vicenda definito “il più grande depistaggio della storia”.

Le ombre sulla strage di via D’Amelio e sulla morte di Falcone e Borsellino non sono destinate a dissolversi in breve tempo e la sparizione di molte prove-chiave può aver compromesso l’intera indagine.

Sicuramente però la giustizia non si ferma davanti a questo e continuerà a ricercare la verità attraverso tutte le armi a sua disposizione.

La magistratura proseguirà nelle indagini affinché la ricerca della verità sia l’obiettivo principale e assoluto.

La collaborazione e l’onestà delle forze implicate sarà fondamentale sia per concludere le indagini che per tornare ad avere fiducia nelle istituzioni.

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